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Svizzera: il luogo ideale per fare business

Posted on 22 dicembre 2011 by Katia

Business in SvizzeraE’ proprio il caso di dire “quasi, quasi me ne vado in Svizzera…”. Con un pil che continua a crescere (+2% nel 2011) e tasse molto leggere (l’iva è al 7,5% con nostro famigerato 21%), la Repubblica Elvetica è il luogo ideale per fare business. A maggior ragione se è “Made in Italy”. Oggi la Svizzera sembra le aziende un vero paradiso. Non un vero paradiso fiscale però, come spesso è stata descritta, bensì il luogo ideale per avviare un business in diversi settori, dall’industria più tradizionale sino all’alta tecnologia, passando per le energie alternative. Appena sopra alle Alpi c’è una nazione industriale avanzata che ha un tasso di disoccupazione pari al 2,8%, un debito pubblico inferiore alla metà della ricchezza nazionale ed un pil che, nell’intero 2011, crescerà ad un ritmo dell’1,5-2% su base annua. Non è moltissimo, ma si tratta comunque di un buon risultato che tiene conto di due fattori: gli apprezzamenti del franco, che hanno tolto un po’ di competitività sui mercati all’industria svizzera, ed il cattivo andamento dell’economia europea e statunitense, che rischiano di finire di nuovo in recessione.

La forza competitiva della Svizzera deriva, però, soprattutto da un sistema fiscale molto snello, dove la pressione tributaria dei redditi da lavoro e d’impresa è davvero ridotta all’osso. L’imposta sul valore aggiunto (Iva) applicata al governo di Berna, ad esempio, è attorno al 7,5 contro il 21% dell’Italia ed il 19-20% del resto dell’ Europa. Poi gli utili delle imprese vengono tassati su tre livelli (federale, cantonale e comunale) con aliquote molto basse. Anche sulle persone fisiche, il peso delle tasse e dei contributi previdenziali è molto contenuto. Gli oneri sociali sui salari, ad esempio, ammontano a circa il 10% della retribuzione lorda. Esiste poi un’imposta sui redditi da lavoro, con aliquote progressive ma abbastanza contenute, che toccano un massimo di circa il 20%. Risultato: il divario tra salario lordo e netto dei cittadini elvetici non supera complessivamente il 30-40% garantendo retribuzioni soddisfacenti a gran parte degli occupanti.

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La Svizzera pensa a ritorsioni contro l’Italia

Posted on 19 ottobre 2009 by admin

A quanto pare l’idea dello scudo fiscale non piace proprio alla neutrale Svizzera! Infatti, la Confederazione Svizzera ha una posta in gioco davvero alta: le banche svizzere rischiano di vedersi portare via verso l’Italia circa 150 miliardi, facendo traballare così ben 15 mila persone nel Canton Ticino che si occupano di questo settore.
Ciò che ha fatto saltare dalla sedia la Svizzera è stato l’inserimento nella lista nera dei paesi in cui la regolarizzazione dei capitali sarà consentita solo riportandoli fisicamente in Italia; Franco Citterio, il direttore dell’Associazione bancaria ticinese, l’ha definito “una discriminazione”, soprattutto perché l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha tolto Berna dalla lista grigia.
Ma ora chi sarà il primo a “subire”? A quanto fare i primi ad essere sotto il mirino sono i frontalieri, i camion e gli accordi erariali. Il direttore del Consiglio di Stato di Bellinzona, Gabriele Gendotti, ha chiesto di intervenire “rivedendo alcuni rapporti con l’Italia sulle aliquote dei ristorni”.
Pensate che la Svizzera gira il 40% delle tasse degli stipendi di 44mila frontalieri agli enti locali, mentre che solo il 12,5% va all’Austria. Il Partito popolare democratico si è espresso dicendo “All’Austria diamo il 12,5%, non capiamo perché all’Italia sia garantito un trattamento di favore”, mentre che la Lega dei ticinesi è più radicale e si è pronunciata così: “Tassiamo del 10% i capitali prima del rientro in Italia e rispediamo a casa 500 frontalieri ogni miliardo scudato”.
Aggiungiamo , inoltre, che l’introduzione della norma che da accesso solo alle fiduciarie italiane per la gestione in Svizzera di denaro non serve a molto, dato che gli animi rimangono sempre ben agitati.
Ora l’unico quesito che viene da porsi è il seguente: quanti soldi riuscirà a portare a casa il “tricolore”?

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