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Arriva il censimento delle spese per i comuni

Posted on 16 gennaio 2012 by Katia

censimento delle spese per i comuni

Il federalismo fiscale è vicino ai primi traguardi. Il cuore della riforma è il superamento dei quarant’anni di dominio incontrollato del criterio della spesa storica. Da questo punto di vista il federalismo fiscale è una riforma che si misura sulla distanza, i cui effetti non si vedono nell’immediato. Ma ci sono riforme che servono a tranquillizzare i mercati e gli investitori sulla volontà del nostro Paese di superare le sue piu’ gravi anomalie, proprio come ha spiegato Mario Monti.

Quando è stato emanato, il decreto che superava la spesa storica con i fabbisogni standard non ha fatto notizia. Forse è anche comprensibile perchè in quel decreto non c’erano i numeri ma solo criteri complessi e un metodo di lavoro indicati alla Sose e all’Ifel per procedere alla standardizzazione delle sei funzioni fondamentali di comuni e province. A distanza di un anno, per effetto del lavoro svolto, iniziano ad arrivare i primi risultati. Ora i dati inizieranno a fare notizia e si comincerà a capire il federalismo fiscale. Il lavoro ha coinvolto 6.700 comuni delle regioni ordinarie che hanno risposto tutti al primo questionario e ora consegneranno il secondo. Sono questionari impegnativi: l’ultimo sulle funzioni di amministrazione generale, conta circa 400 domande, che spaziano dal personale fino ad arrivare alle partecipate. Ogni informazione è funzionale alla definizione del fabbisogno standard, che viene quindi sulla base di un numero elevatissimo di variabili. Con la spesa storica sulla di tutto cio’ è mai avvenuto ed esistono comuni che prendono fino a 6-7 volte il pro capite di altri senza che nessuno studio sul fabbisogno effettivo sia mai stato effettuato. Ora iniziano ad essere disponibili i dati sulla funzione “polizia locale” ed emerge che la spesa è alquanto eterogenea: nella fascia dei comuni di 50 mila abitanti c’è una spesa che oscilla tra i 10 ed i 120 euro pro capite, in quella dei comuni con 20 mila abitanti tra i 4 ed i 170 mila. Si aprono quindi importanti possibilità di razionalizzare la spesa: la standardizzazione offre un elemento nuovo alla politica e ai cittadini.

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Analisi economiche e socio-politiche sui bisogni pubblici

Posted on 30 luglio 2011 by Katia

Analisi economiche e sociopolitiche sui bisogni

L’analisi economica piu’ semplice, ma anche la piu’ vera, che solo in pochi vogliono prendere in considerazione, è data dalla forma piu’ elementare del minimo prezzo, ovvero: soddisfare tutti i bisogno pubblici che aiutano e sostengono i cittadini al minor costo possibile. Purtroppo invece sono sempre gli oneri ed i costi delle cattive gestioni ad incidere in maniera negativa, passando proprio attraverso i tributi. Il denaro pubblico è una risorsa fondamentale per il benessere di tutti ma la speculazione inibisce ovviamente il servizio e quindi non riesce ad individuare e sostenere nel giusto modo quelli che sono i bisogni pubblici.

I bisogni pubblici variano a seconda dell’ideologia politica e delle forze istituzionali. Resta inteso che il concetto di bisogno pubblico dovrebbe riguardare gli interessi del Paese e quindi dello Stato, inteso come valore di tutti i cittadini. Il compito del Governo dovrebbe proprio essere quello di sostenere i bisogni dei cittadini con finanziamenti pubblici. I bisogni pubblici devono essere soddisfatti dalla pubblica amministrazione attraverso l’erogazione di beni e servizi pubblici. Esistono infatti bisogni che solo lo Stato puo’ soddisfare, i quali rappresentano funzioni pubbliche essenziali ed esclusive, una fra tutte, la pubblica sicurezza dei cittadini. Ma esiste anche l’istruzione, i servizi sanitari,il servizio postale, i trasporti pubblici.

Il settore pubblico, a differenza di quello privato, non produce beni e servizi destinati alla vendita ma sono a disposizione dei cittadini ed il costo di questi servizi resta a carico dei cittadini tramite le tasse, ovvero i tributi e le scelte dello Stato sono a carico dei cittadini. Anche nel settore pubblico occorrono mezzi finanziari i quali vengono acquisiti dalla pubblica amministrazione attraverso le entrate pubbliche. La scienza della finanza corrisponde infatti alla disciplina che studia i bisogni collettivi dei cittadini e trova le “risposte” al fine di soddisfare quelle che sono le spese pubbliche.

 

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Condominio: niente amministratori se i proprietari sono meno di 5

Posted on 09 giugno 2011 by Katia

condominio

Forse non tutti sanno che due persone fanno il condominio e che la nomina dell’amministratore non è obbligatoria se i proprietari sono meno di cinque. Eppure, se ci prestiamo a formulare la domanda in maniera diversa ovvero: “In quanti bisogna essere perchè esista un condominio”. La risposta anche se semplice, sembra paradossale: per aversi un condominio è sufficiente che ci siano due condomini. In questo caso si parla di “condominio minimo”. Le sentenze hanno inquadrato utilizzando per le maggioranze le regole proprie della comunione e non quelle del condominio. La scelta si giustifica poichè nel condominio si contano le teste ed i millesimi, ma quando i condomini sono due non è possibile una maggioranza per teste: o vi è unanimità o vi è parità, uno contro l’altro.

Piu’ frequenti sono i casi nei quali i condomini sono pochi, anche pochissimi, mapiu’ di due. L’articolo 1129 del Codice civile stabilisce che se i condomini sono meno di cinque non è obbligatoria la nomina dell’amministratore e se l’assemblea non provvede, nessuno puo’ chiedere rimedi. Non si puo’ impugnare la delibera che respinge la proposta di nomina e neppure si puo’ chiedere in via ordinaria la nomina dell’amministratore giudiziario. Però la mancanza dell’amministratore comporta non una semplificazione ma maggiori oneri e frequenti contese. Le bollette devono essere pagate ed occorre raccogliere le spese ma fatalmente si registra un patologico disinteresse generalizzato. Sul versante delle responsabilità, emergono poi problemi anche maggiori. Il pericolo che si verifichino sinistri e danni a terzi emerge sempre, anche per le case piu’ piccole. Se manca l’amministratore, tutti i condomini possono essere coinvolti nelle responsabilità e nelle eventuali sanzioni, per irregolare assunzione di un dipendente o per l’affidamento di un incarico a soggetto non idoneo. La soluzione migliore pare essere quindi quella di accordarsi, anche se tutto sembra funzionare per il meglio “d’amore e d’amicizia” fra i condomini, nominare un amministrazione in modo che questa armonia duri a lungo, molto a lungo.

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