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Lo scudo fiscale

Posted on 30 dicembre 2009 by admin

Il famoso scudo fiscale, misura voluta dal superministro Giulio Tremonti, verrà prorogato fino al 30 aprile 2010. Secondo quanto riportato dal ministro, lo scudo fiscale sarebbe stato un vero successo: si parla di un risultato, sempre secondo le stime, superiore a quanto il Governo si aspettava di raggiungere, cioè, gli 80 miliardi di euro. Le fonti ufficiali parlano di una proroga resasi necessaria in seguito all’impossibilità di gestire le domande da parte delle strutture dell’Agenzia delle Entrate.
Dal Ministero fanno sapere che i rimpatri sono frutto di richieste attuate un po’ da tutte le parti del territorio italiano, dimostrando che il fenomeno dell’evasione fiscale tocca gran parte delle regioni maggiormente avanzate dal punto di vista economico.
Soltanto che, da quanto risulta chiaro a chiunque, non bastano gli scudi fiscali per migliorare e costruire un’economia più stabile e competitiva sul lungo periodo; questo pensiero, a quanto pare, è il vero cruccio di Tremonti, che starebbe studiando un sistema fiscale semplificato e al passo coi tempi.
Per risolvere l’annosa questione dei conti pubblici, affrontando nello stesso tempo la crisi, il Ministro non vuol far deficit, perché i tassi aumenterebbero e le tasse, di riflesso, pure. Insomma, come rimettere in piedi il sistema economico e la finanza pubblica?

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La Svizzera pensa a ritorsioni contro l’Italia

Posted on 19 ottobre 2009 by admin

A quanto pare l’idea dello scudo fiscale non piace proprio alla neutrale Svizzera! Infatti, la Confederazione Svizzera ha una posta in gioco davvero alta: le banche svizzere rischiano di vedersi portare via verso l’Italia circa 150 miliardi, facendo traballare così ben 15 mila persone nel Canton Ticino che si occupano di questo settore.
Ciò che ha fatto saltare dalla sedia la Svizzera è stato l’inserimento nella lista nera dei paesi in cui la regolarizzazione dei capitali sarà consentita solo riportandoli fisicamente in Italia; Franco Citterio, il direttore dell’Associazione bancaria ticinese, l’ha definito “una discriminazione”, soprattutto perché l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha tolto Berna dalla lista grigia.
Ma ora chi sarà il primo a “subire”? A quanto fare i primi ad essere sotto il mirino sono i frontalieri, i camion e gli accordi erariali. Il direttore del Consiglio di Stato di Bellinzona, Gabriele Gendotti, ha chiesto di intervenire “rivedendo alcuni rapporti con l’Italia sulle aliquote dei ristorni”.
Pensate che la Svizzera gira il 40% delle tasse degli stipendi di 44mila frontalieri agli enti locali, mentre che solo il 12,5% va all’Austria. Il Partito popolare democratico si è espresso dicendo “All’Austria diamo il 12,5%, non capiamo perché all’Italia sia garantito un trattamento di favore”, mentre che la Lega dei ticinesi è più radicale e si è pronunciata così: “Tassiamo del 10% i capitali prima del rientro in Italia e rispediamo a casa 500 frontalieri ogni miliardo scudato”.
Aggiungiamo , inoltre, che l’introduzione della norma che da accesso solo alle fiduciarie italiane per la gestione in Svizzera di denaro non serve a molto, dato che gli animi rimangono sempre ben agitati.
Ora l’unico quesito che viene da porsi è il seguente: quanti soldi riuscirà a portare a casa il “tricolore”?

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