Posted on 15 aprile 2013 by Katia
I vari operatori offrono tariffe molto simili, però conviene avere lo stesso fornitore che viene utilizzato dai nostri amici e familiari. Buone notizie quindi per chi usa spesso il telefono fisso, dopo che l’Autorità per le comunicazioni ha tagliato i costi di “terminazione mobile”: in teoria, è meno caro chiamare da casa che da un cellulare. Così, sempre più spesso ormai, le tariffe per il fisso ” a canone” comprendono un pacchetto di minuti gratuiti verso i cellulari. Bisogna quindi fare molta attenzione alle offerte. Se nel canone sono presenti alcune chiamate incluse, è bene usarle sempre però con un occhio di riguardo al contatore delle chiamate che segnala quanti minuti restano ancora a disposizione. Lo scopo è proprio quello di evitare che sia fatturato traffico in più. Oggi alle compagnie telefoniche il traffico voce verso i cellulari costa meno. E’ bene notare però che non c’è stata una riduzione delle tariffe al minuto per i clienti ma la rimodulazione delle offerte, oltre alle chiamate illimitate verso tutti i fissi e la navigazione web, i pacchetti flat includono una quota di chiamate verso i telefoni mobili.
Il consiglio è anche quello di verificare sempre le vecchie bollette. Tutti i principali operatori presenti nel mercato del telefono di casa hanno approfittato della novità per ritoccare i listini e per rendere più appetibile la loro proposta dal punto di vista economico. Infatti, non esistono grandi differenze tra i principali operatori. Per una famiglia in cui tutti hanno la scheda del cellulare con lo stesso operatore, per esempio, vale la pena approfittare di un’offerta sul fisso che comprenda quello specifico operatore; quando invece si chiamano tanti numeri diversi, allora le cose cambiano. In linea generale, è sempre meglio chiamare il cellulare dal cellulare ma se si ha un’offerta dal fisso allora è bene usarla. La riduzione dei costi quindi, puo’ rappresentare un’opportunità per i clienti.
Posted on 01 dicembre 2012 by Katia
Pedalare fa bene e fa risparmiare 580 euro all’anno. Ma è anche rischioso. La prima regola è farsi vedere, ma esistono altre regole che vi riportiamo qui di seguito. Crisi? Non per le biciclette. Stando ai dati dell’ Esposizione Internazionale del Ciclo, nel 2012 sono stati venduti 200 mila pezzi in più spetto allo stesso periodo del 2011, che a sua volta aveva registrato un trend positivo. Pedalare è ecologico ed economico: secondo uno studio di Aci e Censis, l’auto ci costa in media 3.278 euro all’anno ed il risparmio sul carburante (su 20 km al giorno) è di 580 euro all’anno. Unico problema, la sicurezza. Ecco qualche consiglio per ridurre i rischi:
- Fatevi notare: le luci non sono un optional, meglio i fanali con la dinamo che non si scaricano (luce bianca davanti, luce rossa dietro). Altre soluzioni ecologiche: le pettorine o bretelle rifrangenti.
- Evitare le strade trafficate: sembra una banalità, ma uno degli errori più frequenti è seguire gli stessi itinerari che si percorrono in auto (meglio avere la mappa delle piste ciclabili in italia).
- Rispettate le norme: dai sensi vietati ai semafori: riguardano anche i ciclisti, trasgredirle mette a repentaglio la sicurezza. Non violate il Codice della strada.
- Cercate il contatto visivo: guardate sempre dentro le auto vicine per rendervi conto se chi guida vi ha individuato o è distratto.
- Non state troppo a destra: non è un controsenso, se la via ha molte traverse chi si immette nella vostra corsia tende a guardare al centro, per controllare se arrivano auto, e potrebbe non vedervi.
- Attenti ai veicoli parcheggiati: osservate se nell’auto ferma c’è qualcuno per anticipare aperture improvvise della portiera.
- Ai semafori fermatevi nei punti visibili: piazzatevi davanti e a destra dell’auto o dei camion e segnalate i cambi di direzione.
- Attenti agli angoli ciechi: (i blind corner): sono spazi attorno ai veicoli che non sono visibili dal posto di guida. Se vi trovate in queste zone il conducente non si accorge della vostra presenza.
Posted on 19 settembre 2012 by Katia

Vi siete mai chiesti se gli alimenti scaduti si possono mangiare? Da una recente ricerca è infatti emerso che buttiamo via troppo cibo, spesso per timori infondati. L’indicazione sui prodotti può essere flessibile. Ogni persona infatti butta via 100 euro di cibo l’anno. Lo dice uno studio del Politecnico di Milano. Il maggior spreco è nelle mense e nei ristoranti. Però anche in casa spesso si butta via il cibo per timori infondati. E’ vero che con il tempo si innescano alterazioni chimiche e microbiche in grado di cambiare le caratteristiche nutrizionali e organolettiche, ma difficilmente si trasformano in un pericolo per la salute. Il mal di pancia di solito si scatena per contaminazioni microbiche esterne, interruzioni della catena del freddo o scarsa igiene in cucina. La data sui prodotti freschi va rispettata ma con flessibilità. Così nei mesi caldi è meglio anticipare di 24 ore il consumo d’insalata in busta o ricotta. Viceversa, il latte fresco, se ben conservato, si mantiene per 1-2 giorni dopo la data.
Lo yogurt scaduto da 7-10 giorni, in assenza di rigonfiamenti o muffe, si può mangiare ( però buona parte dei fermenti non sono più vivi ). Anche per le uova si può tollerare qualche giorno. Ricordiamo infatti che la scadenza si riferisce al prodotto ancora integro: quando viene aperto, se ci sono indicazioni di consumo, è meglio seguirle. Tagliatelle o ravioli freschi si possono cucinare anche una settimana dopo la scadenza. Pasta secca, riso, salsa, marmellate, maionese, sottaceti e surgelati hanno un termine di conservazione da 3-6 mesi a 2 anni: è il periodo in cui sono garantire le caratteristiche nutrizionali e organolettiche al 100%. Dopo, sono ancora commestibili ma comincia un lento decadimento. Un succo di frutta dopo 8-10 mesi ha meno sapore, l’olio extravergine ed il caffè macinato dopo un anno perdono aroma. Pasta, tonno, pelati e cibi in scatola si possono consumare anche dopo 2-3 mesi dalla scadenza. Anche pesche, carne e piatti pronti surgelati non danno problemi 1-2 mesi dopo la scadenza. Quindi occhio ai consumi e facciamo di tanto di tanto un po’ economia anti-spechi.