La crisi economica c’è, è un dato di fatto, si parla di ripresa economica, si fanno delle previsioni, ma allo stato attuale, lungo tutto l’arco del Belpaese, il fenomeno crisi è tangibile, c’è una sofferenza economica nelle famiglie e questo dato non può che avere delle ripercussioni importanti sul mondo dei finanziamenti.
Vi sono vari tipi di ripercussioni, ci può essere una diminuzione della richiesta di prestiti causata dall’impossibilità di pagare poi le rate, così come, di converso, si può verificare il fenomeno di un aumento della richiesta di finanziamenti da parte delle famiglie per poter far fronte ai propri bisogni ed un rischio per gli enti erogatori dei prestiti di non vedersi corrisposte le rate; insomma la questione è complessa.
In questo post non faremo riferimento alle ripercussioni di cui sopra, ma vogliamo porre l’attenzione su di un attimo fenomeno: l’emergenza economica determina una maggiore attenzione da parte dei clienti e delle associazioni dei consumatori sui costi che comporta chiedere un mutuo, c’è una maggiore attenzione ai costi dell’operazione, comprensivi dei costi per l’istruttoria, del livello dei tassi di interesse e quant’altro.
Con specifico riguardo al credito al consumo e cioè al finanziamento richiesto per l’acquisto di beni e servizi per esigenze personali, l’Adusbef, una delle più rappresentative associazioni dei consumatori, rileva che questa tipologia di finanziamento, in Italia, presenta dei costi più alti rispetto alla media europea di più di 1 punto percentuale.
In media, il tasso di interesse che il debitore deve corrispondere si attesta intorno al 7%, l’associazione, poi, monitora anche la situazione conto corrente e anche qui, emerge il dato che il costo dei conto correnti in Italia è più alto rispetto a quello degli altri Paesi europei.
Questi i dati che oltretutto sono stati rilevati anche sul bollettino ufficiale della Bce del 15 aprile scorso.
L’Abi ha, anche in passato, ribattuto che i dati sul costo maggiore dei conto correnti sono un dato non oggettivo, le indagini statistiche hanno preso in considerazione solo alcune filiali di alcuni istituti di credito e quindi non sono rappresentativi dell’intera situazione.
Il ragionamento dell’Abi potrebbe avere degli elementi di verità, resta il fatto, però, che anche la Bce ha notato il costo eccessivo che sopportano le persone che richiedono un finanziamento o aprono un conto corrente in Italia.
Come fare per cambiare le cose?
Prima cosa importante: le varie associazioni di categoria devono concretizzare un progetto che più volte è stato già oggetto di discussione: ogni istituto di credito deve predisporre una tipologia di conto corrente base, una sorta di contratto che presenti pochi servizi a basso costo, potrebbe, questa, essere una prima soluzione per ovviare ai costi eccessivi dei conti correnti; per quanto riguarda, invece, i tassi di interesse sui crediti al consumo, la situazione è in alto mare, occorrerebbe una concertazione tra le associazioni di categoria con l’ausilio del Ministero dell’Economia, bisogna concertare ed evitare speculazioni, vedremo se nei prossimi mesi ci saranno notizie positive anche su questo fronte.



