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L’occupazione giovanile aumenta anche si va in pensione più tardi?

Posted on 09 gennaio 2012 by Katia

occupazione giovanile aumenta anche si va in pensione più tardiNon c’è relazione tra l’età di pensionamento e la disoccupazione. Infatti la disoccupazione giovanile italiana a confronto con quella di altri Paesi dive si va in pensione più tardi risulta essere più bassa, ovvero 61 anni (età effettiva di pensionamento) rispetto al Regno Unito 64 anni e la Svezia, 66 anni. Il posto dunque si vede ancora come “conteso”. Mantenere più a lungo le persone al lavoro non blocca automaticamente le nuove assunzioni. Dove il mercato funziona e cresce, l’occupazione giovanile aumenta anche se si va in pensione più tardi. Questo significa che “gli anziani tolgano lavori ai giovani” è uno di quei luoghi comuni che si sentono nei bar e alla televisione. E alcuni dati dell’Inps sembrerebbero confermare questa tesi: nel primo semestre del 2010 i dipendenti fino a 29 anni erano diminuiti del 9,2 per cento, mentre quelli con più di 60 anni erano aumentati dell’8,9 per cento. Ma è una falsa prospettiva, fondata sull’assunto irrazionale che esista una correlazione tra lavoratori anziani e giovani disoccupati. Ma c’è un altro dato illuminante. In Paesi con disoccupazione soprattutto giovanile non più alta della nostra, i tassi d’occupazione dei più anziani sono più alti che da noi. Infatti negli Stati Uniti non  c’è una legge che obbliga ad andare in pensione. Anzi, costringere le persone ad andare in pensione sarebbe illegale. In effetti, la relazione tra tassi d’occupazione di giovani ed anziani dimostra che ad un’età lavorativa più alta corrisponde spesso una bassa disoccupazione giovanile. Ciononostante, l’Eurobarometro ha verificato che è diffusa la percezione che i nonni tolgano il lavoro ai nipoti. Soprattutto in Paesi come l’Italia, Grecia, Ungheria e Slovacchia; meno nel Regno Unito, Germania, Finlandia e Danimarca. L’attuale crisi occupazionale non va usata come scusa per tornare a passate politiche fallimentari che spingevano i lavoratori più anziani fuori dal mercato verso pensioni da facto anticipate. Il lavoro a tarda età non riduce le opportunità di lavoro per i giovani, anzi è vero il contrario.

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Pensioni complementari senza le “finestre”

Posted on 04 luglio 2011 by Katia

La normativa che disciplina la previdenza complementare stabilisce, come regola generale, che il diritto delle prestazioni pensionistiche si acquisisce nel momento in cui sono stati maturati i requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nei regimi obbligatori, con almeno cinque anni di partecipazione alla previdenza complementare.

Tali prestazioni pensionistiche possono essere erogate o sotto forma di rendita vitalizia o, in alternativa, in parte come rendita ed in parte come capitale: la quota liquidata in capitale non puo’ essere tuttavia superiore al 50% della somma accumulata negli anni. Il collegamento ai requisiti di accesso alle prestazioni dei regimi obbligatori, cioè alle pensioni di anzianità e vecchiaia erogate dall’Insps, dall’ Enpals, o da altri enti, ha generato qualche dubbio in merito alla decorrenza delle prestazioni complementari, dopo che una legge dello scorso anno ha stabilito che il pagamento delle pensioni di anzianità e vecchiaia decorre, per i dipendenti, quando siano  trascorsi 12 mesi dal perfezionamento dei requisiti di età e di comtribuzione, e 18 mesi per chi ha diritto a una pensione da autonomo (artigiani, commercianti, coltivatori diretti).

La Covip, Commissione che esercita la funzione di Autorità di vigilanza sui Fondi pensionistici complementari, ha chiarito che il riferimento alla “manutenzione dei requisiti di accesso” alle prestazioni del regime obbligatorio, necessario per poter ottenere la liquidazione di una prestazione complementare, non prevede automaticamente che le decorrenze della complementare debbano essere uguali a quelle delle pensioni obbligatorie. L’Autorità ha dunque affermato che un lavoratore può ottenere una prestazione complementare, in presenza di prescritti requisiti, senza doer attendete che si “apra” la finestra per ottenere la pensione obbligatoria. L’utilità di ottenere la prestazione complementare prima della pensione obbligatoria va comunque valutata caso per caso, considerando che la rendita complementare viene calcolata con coefficienti tanto più elevati quanto più alta è l’età in cui si comincia a percepire la rendita, dando pertanto luogo a prestazioni di importo più alto man mano che si sposta in avanti nel tempo la decorrenza della prestazione.

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Procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia

Posted on 26 giugno 2009 by admin

L’Italia in questo periodo si ritrova ad esser sotto pressione da parte di Bruxelles: infatti, nei confronti del nostro paese, da parte della Commissione Europea, è stata aperta una procedura d’infrazione poiché non è stato rispettata la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea. Quest’ultima ha richiesto l’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, nel settore della pubblica amministrazione, così che venga equiparata a quella degli uomini.

La reazione della Commissione Ue è stata quella di un immediato avviso tramite una lettera nella quale si evidenzia come l’Italia violi l’uguaglianza tra le donne e gli uomini in ambito economico.

Le conseguenze per questo comportamento potrebbero essere davvero rilevanti poiché Bruxelles si muoverebbe con un secondo ed ultimo avviso che, se a sua volta non venisse rispettato, potrebbe portare ad una sanzione.

Ma facciamo un passo indietro per capire meglio: il 13 novembre del 2008 la Corte europea di giustizia si era pronunciata con una sentenza nei confronti dell’Italia perché la legislazione nazionale permetteva agli impiegati pubblici di esser pensionati in età differente a seconda del sesso. Allora la Corte era giunta alla conclusione che ciò comportava una discriminazione. Fino ad oggi l’Italia non si è mossa; così ora la Commissione Europea ha deciso di procedere.

Melody

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