Posted on 26 gennaio 2012 by Katia
Con l’utilizzo sempre più diffuso di internet si agevolano tantissime operazioni di vita quotidiana, ma allo stesso tempo, si moltiplicano anche le truffe online.
I raggiri fatti via internet e di solito tramite la posta elettronica, utilizzano alcuni raffinati trucchi psicologici per spingere la persona a fare cose che normalmente non farebbe, come per esempio, il dare soldi a sconosciuti e rivelare dati sensibili e password. Per evitare di incappare in una frode, la cosa piu’ importante è conoscerla, e quindi ecco alcune tra le più diffuse in rete. Tra le più frequenti, le “presunte” agevolazioni per trovare lavoro: la truffa consiste nel proporre un impiego su misura con frasi del tipo “il lavoro perfetto per te ti sta aspettando. Noi ti aiutiamo ad ottenerlo”. Così le vittime sono sempre spinte a pagare delle cifre, anche piuttosto alte, per avere accesso al posto di lavoro sognato. Che poi, naturalmente, non arriva. Oppure, per essere messi in lista d’attesa per il lavoro richiesto, ai malcapitati viene domandato di fornire i propri dati bancari con il pretesto ella raccolta delle informazioni personali necessarie all’assunzione. O ancora, il raggiro punta a convincere le vittime che lavorando da casa si possono avere guadagni migliori che in ufficio.
I criminali propongono, sotto pagamento, di insegnare i segreti per fare soldi online acquistando prodotti da rivendere a prezzo piu’ alto oppure invitano a diventare un mystery shopper ovvero, un acquirente fantasma pagato per testare la qualità delle merci e dei servizi delle aziende). I bersagli di queste truffe sono gli impiegati stanchi del lavoro d’ufficio: in molti casi, senza saperlo, diventano dei mediatori per la rivendita dei beni rubati. In altre parole, ricettatori. Alla fine, anzichè guadagnare denaro, si finisce con il perdere migliaia di euro in azioni legali contro i delinquenti. Un altro inganno diffuso riguarda poi sempre chi, tramite mail, vi manda inviti a provare gratuitamente dei prodotti o dei servizi. Il problema è che quando i clienti non vogliono perseguire nell’utilizzo delle merci offerte, il meccanismo diventa impossibile da cancellare, quindi fate molta attenzione!
Posted on 25 dicembre 2011 by Katia
Il Web 2.0 ha permesso di democratizzare le forme espressive. E’ possibile creare un format a costo zero, lanciarlo e vedere come va. E’ possibile inoltre liberare la propria creatività tra noi ed il nostro prodotto perchè non ci sono altri “decisori”. Willwoosh è un caso eclatante di questa nuova modalità espressiva. Sfrutta la condivisione, una dinamica che la tv ed i mass media tradizionali non hanno. Per decretare il successo di un programma televisivo, infatti, occorre che un grande numero di persone abbia nello stesso momento il televisore accesso sullo stesso canale. Sul Web invece, il video è sempre attuale, resta nel tempo, moltiplica i suoi contatti, non ha bisogno di una platea simultanea. La normalità, la noia, la mediocrità, sono diventati nuovi modi di guardare. E anche nuove mentalità. Sono due linguaggi diversi e conviventi in quest’epoca. Il lessico “alto” del cinema ha i suoi luoghi specifici, come il multisala ipermoderno o la saletta d’essai per intenditori. Poi però, questa dimensione eccezionale diventa quotidiana, grazie al lessico graffiante del video girato con pochi mezzi, ottimo per i contenitori domestici.
Per ottenere successo sfruttando questa nuova estetica bisogna individuare i punti in cui i due mondi, quello alto e quello basso, si toccano. Succede in sue casi. Dall’alto verso il basso, quando le grandi produzioni utilizzano il “brutto” come estetica particolare, esattamente come il bianco e nero, per sfizio. Dal basso verso l’alto invece l’eccezionalità dev’essere sempre riconosciuta, perciò un Willwoosh diventa tale se il suo numero di clic riconosce il suo talento e se qualcuno dall’esterno lo certifica dandogli la possibilità. Per tutti gli altri l’aspirazione può essere la microcelebrità. Sta infatti nascendo una classe media digitale che guadagna il giusto attraverso la propria rete di sostenitori. Ogni artista “non esplosivo” online, media con il proprio pubblico, si vede alle proprie conoscenze, e si misura per la propria personalissima community. Niente successo internazionale, ma uno stipendio sì, e attraverso la Rete.
Posted on 21 dicembre 2011 by Katia
Viaggiare in aereo potrebbe diventare gratuito o quasi. L’imbarco sarà veloce come prendere un autobus e le code al check-in un fantastico ricordo. I biglietti saranno solo digitali , si compreranno su Facebook e le procedure di sicurezza diverranno spedite, meno invadenti e biometriche. A dipingere tutto questo è Francesco Violante, da cinque anni amministratore delegato della Sita, società con sede a Ginevra che lo scorso anno, ha chiuso con 1,49 miliardi di dollari di ricavi consolidati. Secondo Violante, social network, internet mobile e in volo, smartphone, tavolette pubblicità mirata e realtà aumentata, saranno gli artefici del cambiamento. Entro il 2014 il 15 per cento di tutti i passeggeri utilizzerà il proprio telefonino per effettuare il check-in. Nel 2020 la transizione sarà completata: non ci sarà piu’ la carta di imbarco cartacea ma il vero boom sarà trascinato da Facebook.
Internet, tavolette, smartphone permetteranno quindi di arrivare in aeroporto con il biglietto già fatto. Le tecnologie biometriche permetteranno di elevare la sicurezza rendendo piu’ veloci le procedure di preimbarco e, soprattutto di sbarco. Si tratta di strumenti che riconoscono le impronte digitali, l’iride, il viso, la voce e che verranno installati in tutti gli aeroporti. Grazie a questo sistema le compagnie possono trasmettere i dati relativi ai documenti di viaggio direttamente ai paesi di destinazione durante le operazioni di check-in e ricevere l’autorizzazione o il diniego all’imbarco in tempo reale. Ovviamente i primi Paesi ad adottarlo sono Stati Uniti e Regno Unito. Infatti chi si reca spesso a Londra, già oggi, puo’ decidere di registrare anche l’impronta della propria retina. Il vantaggio è quello che non si fa piu’ la coda, nè in partenza nè all’arrivo. I nuovi supertelefonini avranno di serie una tecnologia chiamata Nfc, che vuol dire Near field communication, ossia comunicazione di prossimità. In pratica basterà avvicinarsi a speciali trasmettitori per ricevere tutte le informazioni sullo schermo.