Oggi dalla generazione “mille euro” si passa alla generazione social, ovvero “generazione s”. La generazione “mille euro” esiste ancora, anche se nel frattempo, con la crisi, è diventata generazione 800 euro. A fianco di questa ne è però nata un’altra. La generazione S identifica chi non aspetta il lavoro ma lo crea, chi riesce a portare innovazione in un settore o a fondare un’impresa. Chi si dà da fare per innalzare il livello di un Paese, l’Italia, che vive una crisi più socio-culturale che economica. S sta per successo, anche se quello economico si vede nel medio e lungo periodo. Ma anche per slash perchè è una generazione duttile, flessibile, che ama cambiare e fare più cose insieme; sharing, perchè non ha paura di condividere le proprie idee, ma anzi lo ritiene un fattore di successo; social perchè usa i social network, lavora in gruppo e si sostiene a vicenda.
La “generazione S” è fatta di giovani che hanno dai 20 ai 35 anni, 40 al massimo. La giovinezza è fondamentale per interpretare al meglio la realtà attuale. I più giovani non sono cresciuti con la prospettiva obbligata di avere un lavoro fisso, sistemarsi, avere la casa di proprietà. I ragazzi di oggi non hanno paura di portare avanti un’idea e rischiare. Sentono di avere poco da perdere, perciò si buttano con grinta. Infatti non è vero che in “Italia sempre tutto va male”. Esistono anche storie di speranza, storie di ispirazione e motivazione a tutti quelli che hanno un’idea e cercano la spinta giusta per metterla in pratica. Certamente l’Italia è in crisi ma la ricetta è qualcos’altro di “andare o restare”. La tentazione certo è forte. I giovani oggi amano Berlino, la città delle possibilità e della opportunità, piena di vitalità e di voglia di fare, dove si può ottenere tutto, senza perdere se stessi.



