Michael Moore è stanco e scoraggiato. «Non ho più voglia di fare queste cose a meno che ognuno di voi in sala non si alzi dalla sua poltrona e si unisca a me». Capitalism: A Love Story, il nuovo film presentato in questi giorni alla mostra del cinema di Venezia si chiude così, con un invito accorato a passare all’azione. Le due ore precedenti elencano orrori e miserie della prima potenza mondiale con più rabbia e meno ironia del solito. Un mondo dominato dall’economia capitalista.
In un paese che manda sei auto cariche di poliziotti a sfrattare una famigliola di 4 persone dev’esserci per Moore qualcosa di marcio nel profondo, e questo qualcosa secondo il regista si chiama finanza. Ecco dunque le sofisticate polizze sulla vita di ignari impiegati delle mega corporations come Wal-Mart che in caso di morte del dipendente versano fiumi di denaro agli ex-padroni ma non un centesimo ai parenti.
Si può fare qualcosa contro tutto questo? Certo, forse, chissà. Un anno fa la mobilitazione dei cittadini bloccò in extremis il decreto governativo salva-Wall Street, ma per poco. Un “golpe finanziario” sfacciatamente bipartisan fece rientrare dalla finestra i 700 miliardi usciti dalla porta, rimborsando con gli interessi i finanzieri che avevano azzoppato l’economia.


