Posted on 29 luglio 2011 by admin
Etica e finanza, due concetti fondamentali, due colonne portanti del nostro vivere civile e nel contempo due valori così difficili da conciliare; la finanza ha delle proprie regole, è un meccanismo che ha come fine ultimo il profitto e sempre più spesso, abbiamo assistito negli ultimi anni, ad una sorta di disinteresse del legislatore verso questa questione, nel senso che molto spesso la politica ha lasciato il mercato alla cosiddetta autoregolamentazione con degli effetti catastrofici.
E in questa sorta di giungla, la politica si è ritagliata il ruolo di arginare le falle del sistema, di tamponare i terremoti, ma ormai non sembra avere più la capacità di direzione, è il mercato che si regolamenta da sé.
In questo contesto, l’etica diventa un concetto sempre più estraneo alla finanza anche se c’è chi cerca di far conciliare questi due concetti.
Ma come possono convivere finanza e etica?
Semplice, ponendo l’essere umano al centro di tutto, tutto è funzionale alle esigenze della persona ed in nome di questa priorità tutto si piega e si adegua; in Italia così come in tutto il resto del mondo, si assiste da anni al crescere della finanza etica, di associazioni, banche e quant’altro che pur occupandosi di finanza non dimenticano il ruolo primario dell’uomo.
In questi giorni a Milano, si è tenuto un convegno sul tema al quale hanno partecipato molte organizzazioni no profit, compreso il Gruppo popolare Etica; nel mondo esiste una rete di operatori che va sotto il nome di Iccr, un grande contenitore ed un grande progetto che racchiude più di 300 investitori ispirati dai principi della finanza etica.
Per chi fosse interessato a reperire maggiori informazioni, la Banca Etica ha un sito dove è possibile adeguatamente capire i meccanismi di questo modo di fare banca ed avere un’altra prospettiva sul tema.
Un grande plauso va a tutti gli organismi che coraggiosamente ogni giorno cercando i far conciliare questi due concetti, l’unico rischio è che la finanza etica diventi una sorta di mercato di nicchia, mentre è importante lavorare nel senso di far integrare i principi etici nella finanza, in tutta la finanza.
Posted on 26 luglio 2011 by Katia
Esiste un chiaro rapporto tra l’evoluzione dell’attività finanziaria legato a degli obiettivi precisi. Si tratta di una chiara e netta evoluzione che si è sviluppata nel tempo legata a dottrine specifiche le quali hanno supportato e tutt’oggi si interrogano su particolari obiettivi. Si parte da un concetto molto chiaro e netto, ovvero che l’attività finanziaria non dovrebbe nè intervenire nè interferire in merito alle problematiche di tipo economico-sociale, anche se la realtà è ben diversa. Molto infatti è basato sul concetto di domanda ed offerta e tutto si basa su dei cicli economici molto netti. Uno degli obietti che comunque permane è quello di incentivare gli investimenti i quali devono o dovrebbero rimettere in circolo il denaro.
L’attività finanziaria ha come obiettivo base quello di reperire le risorse necessarie per potersi fare carico di quelli che sono i compiti istituzionali. Oggi, a fronte anche dei vari cambiamenti di mercato, il concetto è stato decisamente spostato sulle privatizzazioni. Negli ultimi anni infatti, la crisi che ha investito i sistemi economici ha cambiato, spostato e rivoluzionato quelli che sono gli obiettivi dell’ evoluzione dell’attività finanziaria. Proprio sulla base del mercato finanziario, oltre che sull’attività specifica, siamo portati a considerare e valutare il fatto che i moderni ordinamenti costituzionali riconoscono al cittadino, sia inteso come singolo che come comunità, il diritto sociale ed economico inviolabile delle proprie scelte economiche e finanziare che lo Stato dovrebbe comunque sostenere.
Ricordiamo che l’evoluzione dell’attività finanziaria e dei suoi obiettivi è influenzata dalla politica finanziaria di uno Stato per mezzo delle scelte finanziarie di un governo, nonchè l’insieme degli decisioni profuse per realizzare gli obiettivi che dovrebbero portare al benessere dello Stato e dei suoi cittadini. Gli enti pubblici, che riguardano in parte tutti i cittadini, non devono e non dovrebbero farsi carico del raggiungimento degli obiettivi che riguardano la politica dello Stato stesso.
Posted on 25 marzo 2010 by admin
A gennaio 2010, sulla base degli elementi finora disponibili, l’indice destagionalizzato del valore del totale delle vendite al dettaglio ha registrato un calo dello 0,5% rispetto al dicembre 2009.
Si registra una flessione della vendita di prodotti alimentari nella grande distribuzione.
I prodotti alimentari, secondo l’Istat, hanno subito un calo di vendite del 3,3%, rispetto al 2009, mentre per i prodotti non alimentari, il calo sarebbe del 2,3%.
Le flessioni più marcate hanno riguardato invece i settori dell’informatica, le telecomunicazioni e la telefonia. Messi piuttosto male anche i prodotti farmaceutici.
Meglio invece “Foto-ottica e pellicole” e “Giochi, giocattoli, sport e campeggio“.