Posted on 23 dicembre 2011 by Katia
In sette comuni della Brianza, da nove mesi, settecento persone partecipano ad un test di gruppo per indicare agli enti locali nuove vie di sviluppo. Le bollette della luce e del gas ridotte di un terzo. La spesa alimentare a “chilometri zero”, con un taglio dei prezzi anche al 50%. L’acqua del rubinetto, filtrata, che va a sostituire le ingombranti e costose confezioni di minerale nelle bottiglie di plastica. L’automobile si, però solo quando è davvero indispensabile. sostituita invece, specie per i percorsi brevi, dai mezzi pubblici, dalla bicicletta oppure da una salutare passeggiata. Basta poco, veramente poco, per cambiare gli stili di vita in modo radicale e afferrare al volo la grande crisi economica come un’opportunità e non sentirla piu’ soltanto come una ferita quotidiana, un deprimente impoverimento.
L’esperimento di 124 famiglie, sparsi nei sette comuni Brianzoli è un caso unico in Italia di una rete di cittadini ed amministratori pubblici che stanno provando, insieme, a tradurre la sostenibilità in pratiche concrete e in piccole nuove abitudini, con enormi vantaggi individuali e collettivi. Il meccanismo dell’esperimento è semplice. Le famiglie, selezionate sul territorio dell’Agenzia InnovarA21, partecipano a corsi, tenuti da docenti esperti nei diversi settori dove vengono fornite e scambiate tutte le informazioni utili per ridurre i consumi energetici domestici (elettricità,acqua,gas), per migliorare la raccolta differenziata, per risparmiare negli acquisti, modificare la mobilità locale. Gli effetti del cambiamento degli stili di vita, vengono poi misurati con verifiche a tappe da un gruppo di ricercatori dell’ Università Bicocca di Milano e trasferiti a sindaci ed assessori per suggerire possibili provvedimenti alle amministrazioni comunali. Non dimentichiamo infatti che il circolo virtuoso del cambiamento all’insegna della sostenibilità ha sempre il suo punto di partenza, la sua leva, nei comportamenti e nelle autonome decisioni della famiglia. La modifica della spesa, in tempi in cui bisogna proteggere redditi e risparmi, è uno dei punti forza delle famiglie.
Posted on 20 dicembre 2011 by Katia
I tassi dei mutui che crescono, gli istituti che chiedono a imprese e famiglie di restituire i prestiti. E’ tutta colpa del crollo di fiducia tra banchieri, che non vogliono rischiare. Così il denaro no gira e costa di più. Le banche europee non si fidano più delle altre banche, nè di quelle italiane, nè di quelle francesi o tedesche. E non si prestano più soldi l’una con l’altra. E’ una paralisi senza procedimenti del mercato della liquidità. Perfino la Bce inizia a dire qualche no e comunque, per finanziarti, ti fa pagare uno scarto di garanzia sui titoli che devi lasciare in deposito, uno scarto che riflette lo spread tra Btp e Bund.
Questa paralisi la paghiamo tutti noi: lavoratori dipendenti e autonomi, imprenditori, risparmiatori. Perchè i maggiori costi sostenuti dalle banche per finanziarsi si riflettono pari pari sui costi dei prestiti che chiediamo. Con tre fenomeni che stanno cambiando la faccia del sistema economico:
- più garanzie e tassi più alti di due o tre punti a carico di chi chiede soldi in banca;
- continue richieste dalle banche alle aziende, ma anche alle famiglie, di rientro o di rinegoziazione onerosa dei prestiti;
- un complessivo caro-tassi che si registra su tutti i prodotti, dai mutui casa ai prestiti personali.
Un mutuo casa che a luglio una famiglia pagava il 3,5 per cento, oggi può costare anche il 6. Per capire pero’ meglio cosa si intende quando si dice che “le Banche sono a corto di liquidità” è bene considerare che il denaro che i clienti versano alle banche per i loro conto correnti ed i loro investimenti non resta liquido nelle casseforti dei banchieri, ma viene vincolato agli investimenti cui lo si destina per farlo fruttare. Quando però qualche terza parte chiede alle banche soldi veri, le banche devono procurarsi soldi svincolati dagli investimenti in cui sono bloccati, perchè non hanno mai pronta in cassa la liquidità.
Posted on 05 novembre 2011 by Katia
La crisi morde risparmi e potere d’acquisto mentre aumentano le spese non comprimibili. Dagli ultimi dati Istat emerge la conferma di un trend in atto da 15 anni.
Nel secondo trimestre dell’anno il tasso di risparmio delle famiglie italiane è sceso al minimo storico dell’ 11,3% con una contrazione dello 0,4% sui tre mesi precedenti e dell’ 1,2% rispetto ad un anno fa. In pratica in appena 12 mesi. Un tasso di risparmio dell’11,3% è esattamente la metà rispetto al 22,6% del 1996, che collocava gli italiani al primo posto in Europa, 4 punti in piu’ dei francesi, 6 in piu’ dei tedeschi e oltre il doppio la propensione al risparmio degli inglesi.
Nel 2002 risparmiavamo il 16,82% del reddito, superati dal Belgio ma ancora ben al di sopra della mesia dei paesi euro pari al 10,86%. Nel 2009, ultimo anno elaborato da Eurostat, la propensione al risparmio degli italini è scesa al 13,98% mentre quella dei paesi euro è salita al 13,32%. Nell’area euro su 15 paesi sono 8 a mostrare un tasso di risparmio superiore agli italiani. E anche considerando l’Europa a 27, l’Italia presenta valori sotto la media che è del 13,21%. La flessione del tasso di risparmio è conseguenza della contrazione del rapporto d’acquisto. Sempre nel secondo trimestre dell’anno in corso il potere di acquisto delle famiglie italiane è diminuito dello 0,3% rispetto al secondo trimestre del 2010 e dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Il reddito disponibile è infatti aumentato del 2,3% rispetto al 2010 a fronte di una spesa per i consumi aumentata del 3,7%. Anche sul potere d’acquisto gli italiani da tempo perdono terreno. Tra i paesi euro la media del potere d’acquisto è 108, per l’ Italia è 100, inferiore anche agli spagnoli, bel al di sotto del 128 dei tedeschi e lontanissimo dal 283 dei residenti in Lussemburgo, questo significa che gli italiani non sono più le “formichine” d’Europa, e la preoccupazione ovviamente sale.