Posted on 18 gennaio 2012 by Katia
Hanno patito la crisi dell’euro e dei Btp. In molti casi devono aumentare il capitale per rispettare criteri più stringenti sul patrimonio.
E intanto hanno subito il declassamento del rating. Ma ora gli istituti di credito italiani ripartono, con la manovra Monti che garantisce solvibilità delle loro obbligazioni. Ma come stanno le banche italiane? Affrontando la crisi di liquidità e dell’eurozona come navi in un mare in tempesta. Ma continuano a macinare utili, anche se in calo: pesano sui bilanci, il costo della raccolta e la valutazione dei titoli di stato in portafoglio.
A giudicare i dati delle maggiori otto banche quotate in borsa, lo stato di salute, secondo gli esperti, non sembra preoccupante. I crediti in sofferenza , cioè di incerta esigibilità, sono sotto la media nazionale. Mente l’indice di solidità patrimoniale, il Core tier 1, andrà aumentato per molti gruppi bancari, visto che è spesso al di sotto della soglia richiesta dai regolamenti di Basilea 3 . Ma da dove prenderanno questi nuovi fondi le banche? Probabilmente dagli aumenti di capitale, dagli utili non distribuiti agli azionisti o riducendo le esposizioni, ovvero i prestiti che le banche concedono. Da quanto emerge, più che i clienti delle banche ( i cui depositi sono tutelati dai fondi di garanzia fino a circa 100 mila euro), per ora a rischiare di più sono gli azionisti ed i dipendenti, per i quali i tagli non sono finiti. Non dimentichiamo inoltre che a causa delle svalutazioni, alcune banche non prevedono di dare il dividendo per il 2011 agli azionisti che a inizio 2012 dovranno sostenere un forte aumento di capitali e che tutte le risorse derivanti dall’aumento di capitale saranno investite in Italia perchè ancora il pensiero di alcune banche è che sia giusto credere che anche l’Italia crescerà come ma soprattutto piu’ di altri Paesi.
Posted on 23 dicembre 2011 by Katia
In sette comuni della Brianza, da nove mesi, settecento persone partecipano ad un test di gruppo per indicare agli enti locali nuove vie di sviluppo. Le bollette della luce e del gas ridotte di un terzo. La spesa alimentare a “chilometri zero”, con un taglio dei prezzi anche al 50%. L’acqua del rubinetto, filtrata, che va a sostituire le ingombranti e costose confezioni di minerale nelle bottiglie di plastica. L’automobile si, però solo quando è davvero indispensabile. sostituita invece, specie per i percorsi brevi, dai mezzi pubblici, dalla bicicletta oppure da una salutare passeggiata. Basta poco, veramente poco, per cambiare gli stili di vita in modo radicale e afferrare al volo la grande crisi economica come un’opportunità e non sentirla piu’ soltanto come una ferita quotidiana, un deprimente impoverimento.
L’esperimento di 124 famiglie, sparsi nei sette comuni Brianzoli è un caso unico in Italia di una rete di cittadini ed amministratori pubblici che stanno provando, insieme, a tradurre la sostenibilità in pratiche concrete e in piccole nuove abitudini, con enormi vantaggi individuali e collettivi. Il meccanismo dell’esperimento è semplice. Le famiglie, selezionate sul territorio dell’Agenzia InnovarA21, partecipano a corsi, tenuti da docenti esperti nei diversi settori dove vengono fornite e scambiate tutte le informazioni utili per ridurre i consumi energetici domestici (elettricità,acqua,gas), per migliorare la raccolta differenziata, per risparmiare negli acquisti, modificare la mobilità locale. Gli effetti del cambiamento degli stili di vita, vengono poi misurati con verifiche a tappe da un gruppo di ricercatori dell’ Università Bicocca di Milano e trasferiti a sindaci ed assessori per suggerire possibili provvedimenti alle amministrazioni comunali. Non dimentichiamo infatti che il circolo virtuoso del cambiamento all’insegna della sostenibilità ha sempre il suo punto di partenza, la sua leva, nei comportamenti e nelle autonome decisioni della famiglia. La modifica della spesa, in tempi in cui bisogna proteggere redditi e risparmi, è uno dei punti forza delle famiglie.
Posted on 28 agosto 2011 by Katia
Si pensa che l’attuale crisi economica non abbia e non conosca precedenti, in effetti si trascina da anni e quello che cambia sono solo le nostre speranze le quali diventano sempre piu’ deboli.Tra le diverse cause la lui evidenziate e discusse è stata la crescita economica dei primi anni ’90 sostenuta e basata sull’indebitamento eccessivo sia dei cittadini che degli Stati, ha alimentato speculazioni di vario tipo che vanno da quelle immobiliari fino a quelle puramente finanziarie. A tale proposito le banche sembrano avere colpito anzi, “iniziato”, questa crisi e sempre da esse, per alcune dipende o puo’ dipendere la vera ripresa, anche se molto demerito è stato dato alla politica. I fatti dell’economia sono argomento che suscita oggi un’attenzione del grande pubblico assai maggiore rispetto all’ordinario, attesa la, a dir poco, difficile congiuntura internazionale. Avuto riguardo a quest’ultima, non vi è dubbio che un dato ad essa centrale è lo stato del sistema creditizio, le cui gravi carenze sono state uno dei detonatori della crisi che dagli Stati Uniti si è propalata nel mondo “globalizzato”. In molti infatti sostengono che la colpa sia tutta o quasi della globalizzazione, una specie di “matassa” confusa, che invece di srotolarsi ha creato ed ingarbugliato ogni cosa, compresi i processi industriali e quindi i posti di lavoro.
“Sembra che in Italia non si respiri piu’”. Per quanto riguarda i risparmiatori, che sono considerati “l’anello debole” della catena, c’è chi sostiene che in Italia il debito pubblico negli ultimi venti anni si è mosso comunque nella fascia tra il 100 e il 120% e non presenta un andamento altrettanto preoccupante di quello greco e questo dovrebbe tranquillizzare i piccoli risparmiatori. In verità sono anni che si parla di ripresa ma se resta la paura, è difficile trovare il coraggio di ritornare ad investire ed il coraggio non è qualcosa che si puo’ ripristinare soprattutto quando, in alcuni casi, si è perso molto o addirittura tutto.