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La speculazione finanziaria in europa

Posted on 06 agosto 2011 by admin

Con le Borse che registrano risultati altalenanti e la crisi economica che sembra ancora forte nell’ambito dei Paesi dell’Eurozona, la politica europea deve fare i conti anche con un altro problema, con il credit default swap.

Il credit è un contratto in base al quale un soggetto, A, paga periodicamente una somma a B e B in cambio, si impegna a rifondere ad A il valore di un titolo C nel caso in cui il debitore C va in bancarotta.

In sostanza A ha comprato l’obbligazione emessa da C e vuole essere sicuro che alla scadenza, C rimborsi il capitale, è un contratto quindi che è una forma di polizza assicurativa per A; poste queste premesse, in questi giorni si sta ponendo il problema che questo tipo di accordi manca ancora di trasparenza e chiarezza ed inoltre sono in agguato le speculazioni.

L’Europa sta in particolar modo cercando di far luce nel settore dei credit sul debito sovrano, sono in corso delle speculazioni sulle assicurazioni contro il default di alcuni Paesi in crisi come la Grecia che minano la stabilità economica e finanziaria dell’Europa.

Inutile dire che il Parlamento Europeo ha espresso posizioni molto dure contro queste forme di speculazioni, ma la situazione è ancora confusa, manca una normativa rigida a livello europeo che sappia far fronte a queste distorsioni del mercato.
Il punto centrale è quindi, che il credit, da contratto che costituisce una sorta di polizza assicurativa per il soggetto che decide di acquistare un’obbligazione, rischia di divenire una forma di scommessa, una mera speculazione in base alla quale il soggetto A gode dei benefici dalla bancarotta di C.

La domanda è sempre la stessa: a fronte di questa situazione e a fronte della crisi economica che imperversa soprattutto in Grecia chi è il creditore e chi è il debitore? Questa è la domanda essenziale e grottesca che fotografa lo stato attuale.

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GLI ITALIANI E IL RISPARMIO: un rapporto sempre più difficile

Posted on 25 luglio 2011 by admin

Il risparmio è un capitolo fondamentale per le famiglie italiane, è il saldo positivo della gestione familiare e consente alle persone di poter pensare e progettare il proprio futuro.

Una recente indagine del Gruppo Bancario Intesa San Paolo, rileva che per gli italiani è sempre più difficile mettere dei soldi da parte, solo il 47 % delle persone riesce a mettere qualche euro da parte.
L’idea di un’Italia risparmiatrice cede il passo ad un Paese in crisi dove è sempre più difficile non solo risparmiare, ma anche far bastare le risorse per garantirsi una vita dignitosa.

Geograficamente è il Mezzogiorno l’area del Paese dove risparmiare risulta più difficile, mentre sotto un profilo sociale, sono i giovani la categoria di persone che stentano maggiormente, soprattutto i lavoratori precari e quelli con bassi stipendi non riescono a mettere soldi da parte.

Intesa San Paolo sottolinea che questi dati sono coerenti con la situazione di incertezza che imperversa in Italia, è un’indagine da cui emerge un Paese in difficoltà perché il risparmio non è un lusso, ma lo strumento economico che consente alle persone di poter pensare al proprio futuro, quindi non parliamo di un surplus, ma di un elemento fondamentale.

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I CONTI NON TORNANO

Posted on 13 giugno 2011 by admin

La crisi economica c’è, è un dato di fatto, si parla di ripresa economica, si fanno delle previsioni, ma allo stato attuale, lungo tutto l’arco del Belpaese, il fenomeno crisi è tangibile, c’è una sofferenza economica nelle famiglie e questo dato non può che avere delle ripercussioni importanti sul mondo dei finanziamenti.

Vi sono vari tipi di ripercussioni, ci può essere una diminuzione della richiesta di prestiti causata dall’impossibilità di pagare poi le rate, così come, di converso, si può verificare il fenomeno di un aumento della richiesta di finanziamenti da parte delle famiglie per poter far fronte ai propri bisogni ed un rischio per gli enti erogatori dei prestiti di non vedersi corrisposte le rate; insomma la questione è complessa.
In questo post non faremo riferimento alle ripercussioni di cui sopra, ma vogliamo porre l’attenzione su di un attimo fenomeno: l’emergenza economica determina una maggiore attenzione da parte dei clienti e delle associazioni dei consumatori sui costi che comporta chiedere un mutuo, c’è una maggiore attenzione ai costi dell’operazione, comprensivi dei costi per l’istruttoria, del livello dei tassi di interesse e quant’altro.
Con specifico riguardo al credito al consumo e cioè al finanziamento richiesto per l’acquisto di beni e servizi per esigenze personali, l’Adusbef, una delle più rappresentative associazioni dei consumatori, rileva che questa tipologia di finanziamento, in Italia, presenta dei costi più alti rispetto alla media europea di più di 1 punto percentuale.
In media, il tasso di interesse che il debitore deve corrispondere si attesta intorno al 7%, l’associazione, poi, monitora anche la situazione conto corrente e anche qui, emerge il dato che il costo dei conto correnti in Italia è più alto rispetto a quello degli altri Paesi europei.
Questi i dati che oltretutto sono stati rilevati anche sul bollettino ufficiale della Bce del 15 aprile scorso.
L’Abi ha, anche in passato, ribattuto che i dati sul costo maggiore dei conto correnti sono un dato non oggettivo, le indagini statistiche hanno preso in considerazione solo alcune filiali di alcuni istituti di credito e quindi non sono rappresentativi dell’intera situazione.
Il ragionamento dell’Abi potrebbe avere degli elementi di verità, resta il fatto, però, che anche la Bce ha notato il costo eccessivo che sopportano le persone che richiedono un finanziamento o aprono un conto corrente in Italia.

Come fare per cambiare le cose?

Prima cosa importante: le varie associazioni di categoria devono concretizzare un progetto che più volte è stato già oggetto di discussione: ogni istituto di credito deve predisporre una tipologia di conto corrente base, una sorta di contratto che presenti pochi servizi a basso costo, potrebbe, questa, essere una prima soluzione per ovviare ai costi eccessivi dei conti correnti; per quanto riguarda, invece, i tassi di interesse sui crediti al consumo, la situazione è in alto mare, occorrerebbe una concertazione tra le associazioni di categoria con l’ausilio del Ministero dell’Economia, bisogna concertare ed evitare speculazioni, vedremo se nei prossimi mesi ci saranno notizie positive anche su questo fronte.

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