La crisi economica che ha interessato negli ultimi anni i Paesi occidentali a partire dall’America ancora non è passata, anzi, ci sono dei rigurgiti e dei focolai di scossoni finanziari anche nel primo Paese dove tutta la questione crisi ebbe inizio: l’America.
Gli Usa sembrano non aver trovato ancora un equilibrio interno, lo spettro dei mutui sub prime è ancora vivo cosi come viva è la preoccupazione di una nuova crisi.
In questa caotica situazione, emerge il dato interessante in base al quale le economie di Paesi in via di sviluppo come la Cina, il Brasile ecc… stanno crescendo a dismisura.
Un recente studio rileva che le giovani economie di questi Paesi ben presto saranno in grado di tenere il passo dei Paesi maggiormente industrializzati, anzi, si teme che le economie occidentali rimangano indietro rispetto all’avanzare forte e deciso di questi Paesi.
Come interpretare questi dati?
Da una parte potremmo dire che queste indagini testimoniano che l’Occidente deve riprendere a correre, è assolutamente necessario che l’economia dell’America e dell’Europa tornino su livelli importanti, questa indagine può anche avere un’altra chiave di lettura: in sostanza la crescita di Paesi come la Cina, il brasile, la Turchia e tanti altri è una crescita sulla carta, in un’economia globalizzata, fortemente competitiva e caratterizzata da continui spostamenti di flussi di denaro, potremmo interpretare questa crescita economica anche come il segnale di un fenomeno che non ha nulla a che vedere con lo sviluppo: gli investitori americani ed europei prendono in questi Paesi somme in prestito approfittando dei bassi tassi di interesse per poi investire questo denaro in attività lucrose e che diano profitto.
Letta in quest’ottica, la crescita economica dei Paesi sopramenzionati, è una grande bolla e come tutte le bolle ha due caratteristiche: è visibile e suggestiva e fragile, basta, infatti, un niente per scoppiare.




