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Tremonti vuole regole comuni

Posted on 13 marzo 2010 by admin

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervenendo al Forum di Confcommercio a Cernobbio, è tornato sul sempre attuale tema della crisi economica, ribadendo ancora una volta che la situazione italiana è migliore rispetto a molti altri paesi europei.

Tremonti ha affermato di sapere bene che ci sono società, famiglie e persone che hanno grossi problemi a tirare avanti, ma nel complesso il sistema Italia tiene.

Tuttavia emerge una preoccupazione da parte del ministro, secondo il quale s’è parlato troppo di strategia di uscita dalla crisi, trascurando dei temi più importanti.

Tremonti ha usato a riguardo una metafora, paragonando il management aziendale ai passeggeri di prima classe del Titanic che, come gli altri, non si sono salvati dal disastro. «Se sei in un paese solido, ricco e stabile» è illusorio pensare di salvarti dai guai degli altri perché «di ritorno ti arrivano gli stessi effetti».

In conclusione ha però sottolineato che nelle istituzioni europee si è avviata «una riflessione comune» sulle possibili nuove regole e istituzioni anti-crisi «impensabile fino ad un anno fa».

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La Svizzera pensa a ritorsioni contro l’Italia

Posted on 19 ottobre 2009 by admin

A quanto pare l’idea dello scudo fiscale non piace proprio alla neutrale Svizzera! Infatti, la Confederazione Svizzera ha una posta in gioco davvero alta: le banche svizzere rischiano di vedersi portare via verso l’Italia circa 150 miliardi, facendo traballare così ben 15 mila persone nel Canton Ticino che si occupano di questo settore.
Ciò che ha fatto saltare dalla sedia la Svizzera è stato l’inserimento nella lista nera dei paesi in cui la regolarizzazione dei capitali sarà consentita solo riportandoli fisicamente in Italia; Franco Citterio, il direttore dell’Associazione bancaria ticinese, l’ha definito “una discriminazione”, soprattutto perché l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha tolto Berna dalla lista grigia.
Ma ora chi sarà il primo a “subire”? A quanto fare i primi ad essere sotto il mirino sono i frontalieri, i camion e gli accordi erariali. Il direttore del Consiglio di Stato di Bellinzona, Gabriele Gendotti, ha chiesto di intervenire “rivedendo alcuni rapporti con l’Italia sulle aliquote dei ristorni”.
Pensate che la Svizzera gira il 40% delle tasse degli stipendi di 44mila frontalieri agli enti locali, mentre che solo il 12,5% va all’Austria. Il Partito popolare democratico si è espresso dicendo “All’Austria diamo il 12,5%, non capiamo perché all’Italia sia garantito un trattamento di favore”, mentre che la Lega dei ticinesi è più radicale e si è pronunciata così: “Tassiamo del 10% i capitali prima del rientro in Italia e rispediamo a casa 500 frontalieri ogni miliardo scudato”.
Aggiungiamo , inoltre, che l’introduzione della norma che da accesso solo alle fiduciarie italiane per la gestione in Svizzera di denaro non serve a molto, dato che gli animi rimangono sempre ben agitati.
Ora l’unico quesito che viene da porsi è il seguente: quanti soldi riuscirà a portare a casa il “tricolore”?

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