Posted on 21 dicembre 2011 by Katia
Sfiduciati nei confronti dei governi nazionali, critici verso la globalizzazione e l’Unione Europea, spaventati dall’immigrazione, preoccupati dall’avanzata dell’ Islam. E’ questo il ritratto dei fan attivi su Facebook di partiti nuovi e movimenti populisti europei. L’istituto di ricerca britannico Demos ha sottoposto un questionario di 20 domande a circa 10 mila attivisti digitali, un’indagine che ha riguardato 14 gruppi politici in 11 paesi. “L’attività online è un fenomeno rivoluzionario per tutte le forze politiche, ma diventa fondamentale per le formazioni nuove che sfruttano internet come amplificatore del loro messaggio”. I risultati dimostrano che Facebook è l’anticamera per un impegno concreto, a volte anche piu’ intenso della norma. Infatti circa i due terzi delle persone che frequenano la community di un determinato partito hanno dichiarato di averlo votato alle elezione, un terzo vi è anche iscritto.
L’adesione delle ricette populiste sulle strade e nelle urne va di pari passo con la profonda sfiducia nelle istituzioni, in particolare il governo nazionale ed europeo e la magistratura. In media un attivista su quattro ha dichiarato che la violenza è un mezzo “accettabile” per ottenere un giusto fine. Inatteso ed allarmante è l’atteggiamento che i fan piu’ giovani delle pagine Facebook, tra i 16 ed i 20 anni, mostrano nei confronti dell’immaginazione. Il 20 per cento ha dichiarato proprio che la questione dei flussi migratori li ha spinti ad aderire alle comunità virtuali dei populisti, i loro padri, (quelli con piu’ di 50 anni) che condividono questo timore sono la metà, appena il 10 per cento. “I politici tradizionali con il loro linguaggio impostato ed omologato, non appaiono piu’ in grado di dare risposte a problemi scottanti e affrontare temi scomodi”. Partecipare ai forum online, abbracciare le tesi dei partiti populisti sono vissute dai giovani come scelte contro un sistema che non li rappresenta e non li protegge.
Posted on 14 agosto 2011 by admin
In Italia, la sanità sta diventando sempre di più una pericolosa emergenza sociale, i debiti accumulati in questo settore sono esorbitanti ed è indicativo che in varie Regioni, tra cui spiccano il Lazio e la Campania, la sanità è commissariata.
Tagli e riduzioni delle spese, queste le linee strategiche per uscire dall’impasse, voler quantificare i tagli che verranno applicati alla spesa sanitaria è impresa difficile, bisogna considerare che già le Regioni commissariate in questo settore, stanno ponendo in essere dei contenimenti importanti, in più, la recente manovre finanziaria, prevede nei prossimi anni un crescendo di tagli cospicuo.
Ovviamente il discorso sulla qualità della sanità italiana cede completamente il passo a discorsi di carattere meramente economico, tagli, contenimento della spesa con dei tetti che le Regioni non potranno superare; recentemente l’associazione dei farmacisti aveva denunciato che mettere un tetto alla spesa sui farmaci rischia di mandare in crisi il settore farmaceutico e di sviluppare un discorso che vede anche per i medicinali, la delocalizzazione della produzione in Paese dove il costo della manodopera è minore.
Resta il fatto che ci sono 38 miliardi di deficit, una cifra incredibile, è l’unico aggettivo calzante rispetto ad una tale situazione, la politica dei tagli andrà avanti a gonfie vele e sicuramente, nei prossimi mesi, nei prossimi anni, al malcontento dei farmacisti, si aggiungerà il malessere dei cittadini che vedranno sempre più prestazioni sanitarie a pagamento e il malcontento di tutto il personale sanitario, in special modo dei giovani che avranno sempre più difficoltà a trovare lavoro in un settore dove hanno investito anni di sacrifici e di studio.
Posted on 06 agosto 2011 by admin
Pagare in nero l’affitto di un’abitazione è una condizione molto diffusa in Italia, basti pensare agli studenti fuori sede che conoscono bene questo problema.
Con un recente intervento normativo, il Governo ha fornito degli strumenti in più agli inquilini per difendersi, infatti, il D.Lgs n. 23 del 2011 prevede che l’inquilino possa portare avanti la registrazione dell’affitto anche in assenza del contratto, costringendo il proprietario della casa a rimborsargli metà dell’importo.
Inoltre, l’inquilino che denuncia l’affitto in nero ottiene come ricompensa un canone di locazione molto basso e di durata quadriennale dal momento della registrazione.
C’è però una questione che va precisata: è vero che l’inquilino può da solo procedere alla registrazione dell’affitto, ma senza contratto come fa a provare di aver affittato una casa?
La prova può consistere, per esempio, nelle ricevute dei versamenti fatti al proprietario della casa o da qualsiasi altra circostanza da cui risulti che il soggetto è un inquilino.
Non è un’impresa semplice e per questo motivo il soggetto che decide di regolarizzare la propria posizione contrattuale deve tenere in conto la possibilità di affrontare un processo perché è di tutta evidenza che il proprietario di una casa, posto di fronte al fatto compiuto della registrazione dell’affitto, proverà a renderla nulla asserendo che con il soggetto che si definisce inquilino non vi è nessun accordo contrattuale.