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Google pronto a pagare le news agli editori

Posted on 11 maggio 2012 by Katia

Google pronto a pagare le news agli editori

E’ pronto il provvedimento che darebbe all’Agcom il potere di fare rimuovere i contenuti illegali dei siti che violano palesemente il diritto dell’autore. Senza ledere la libertà degli utenti della rete. I pirati del web avranno la vita sempre meno facile. Dopo le chiusure di grandi porti internazionali del download illegale, come Megaupload, una nuova controffensiva dovrebbe partire direttamente dall’ Italia: a breve potrebbe infatti essere approvato un provvedimento dell’ Agcom che dà all’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni la possibilità di chiedete la rimozione dei contenuti che violano il diritto d’autore e di agire contro i siti palesemente ”pirata”. Sarebbe il passo finale di un percorso lungo circa due anni, durante il quale l’autorità ha ascoltato tutte le voci in causa, preoccupandosi in primo luogo di non ledere la libertà degli utenti della rete. Il regolamento infatti, non punisce chi scarica, nè filtra i contenuti a monte, ma rende la tutela del copyright piu’ veloce ed efficace. E lascia intatta la possibilità per chi ha pubblicato un contenuto, se non è convinto dell’operato dell’Agcom, di rivolgersi alla magistratura.

Salvo espliciti interventi da parte del governo, visto anche la battaglia lanciata da quanti accusano il provvedimento di mettere un bavaglio alla rete, l’approvazione è probabile perchè la maggioranza dei commissari dell’autorità è favorevole. Tra loro l’unico contrario pare essere Nicola D’Angelo che chiede invece un intervento legislativo, sia per il rilievo degli interessi costituzionali in gioco, sia per adeguare gli strumenti di tutela agli sviluppi della tecnologia. Ma, seppur indirettamente, non c’è alcun dubbio che si possano attribuire a un’autorità amministrativa come l’Agcom poteri di intervento repressivi ed inibitori in materia di diritto d’autore sul web. L’ex presidente Valerio Onida, della Corte Costituzionale, cita diverse norme a supporto di questa tesi e ricorda come la legge non enunci in modo specifico le forme di tutela.

 

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“Facile 730″

Posted on 11 maggio 2012 by Katia

Facile 730

Rieccolo puntuale. Torna il poco piacevole appuntamento con l’esattore. Ad aprire le danze della dichiarazione dei redditi 2011, come di consueto, sarà il modello “Facile 730″ (quello riservato ai dipendenti, per intenderci) che potrà essere consegnato, se ancora non lo avete fatto, al commercialista o in un Centro di assistenza fiscale (Caf) entro il 31 maggio. Si chiama “Facile”, ma non è semplicissimo da compilare. Bisogna conservare i documenti che volete usare per godere delle detrazioni e per certificare le spese che possono essere dedotte dalle tasse. Per esempio, se si ha un mutuo, controllate la copia del contratto (la detrazione è fino a 760 euro l’anno, calcolata sul 19 per cento degli interessi pagati). In genere è la banca stessa ad inviare i conteggi al cliente, ma se non ricevete nulla, vi converrà sollecitare.

Per l’assicurazione sulla vita, invece, occorre una copia della polizza o in alternativa la certificazione rilasciata dalla compagnia assicuratrice. Fin qui si tratta di ordinaria amministrazione. Ma quest’anno ci sono importanti novità. Le principali riguardano la casa. Per usufruire della detrazione del 36 per cento sulle ristrutturazioni, è diventato obbligatorio compilare una nuova sezione della dichiarazione dei redditi (le righe da E51 a E53 della sezione III B, del quadro E nel modello 730) dove devono essere indicati i valori catastali dell’immobile. Ci sono cambiamenti interessanti anche in merito alla cosiddetta “cedolare secca”, che è l’introduzione dell’imposta fissa del 21 per cento sugli affitti (o del 19 per i contratti concordati). Se avete scelto questa al posto dell’ Irpef, ricordate che la base imponibile è il canone di locazione annua e la sezione del modello da riempire è la B. Un’ultima notizia. Per i più tecnologici il 730 viaggia anche sull’ Ipad. L’applicazione si chiama “730 Ipsoa 2012″ e si puo’ scaricare dall’ App store e guida l’utente passo dopo passo nella compilazione della dichiarazione dei redditi, disponibile in versione gratuita.

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Multe: quando vanno pagate e quando no?

Posted on 10 maggio 2012 by Katia

non pagare multe

Le multe non sempre vanno pagate. Se la notifica a casa non avviene entro 90 giorni sono nulle. Con motivi validi, contestatele. Ma se avete torto, attenzione, perchè poi sarete costretti a pagare il doppio. Avete preso una multa per un’infrazione al Codice della strada? Ecco allora cosa dovete sapere:

  • Contestazione immediata: potete pagare subito oppure dopo 60 giorni dal giorno successivo all’infrazione. Attenzione: se nel verbale è barrata la casella “non è ammesso il pagamento in misura ridotta”, occorre attendere l’invio di un altro avviso con l’importo esatto.
  • Per posta: quando la multa arriva a casa (trovate il verbale nel parabrezza, o l’autovelox vi ha “beccati”), i 60 giorni di tempo per pagarla, di solito in “misura ridotta”, scattano dal momento della notifica, che deve avvenire entro 90 giorni dall’infrazione, altrimenti è nulla.

E sei si paga in ritardo? L’importo della multa sarà “pieno” (e cioè il massimo previsto per quella infrazione): non va utilizzato il bollettino in allegato, ma va chiesta ai vigili o alla stradale la somma da pagare. Se invece avete motivi validi per fare il ricorso, ovvero, motivi dimostrabili per contestare la multa (testimoni, verbale incompleto, notifica oltre i termini, ecc.) ci sono due possibilità di ricorso:

  1. Al Prefetto del luogo in cui è stata fatta la contravvenzione, con raccomandata a/r, entro 60 giorni dalla consegna del verbale (non costa nulla);
  2. entro 60 giorni al Giudice di Pace sempre del luogo, per ricorsi di valore fino a 1.100 euro (il costo è di 38 euro).

Attenzione! Non si può fare ricorso nel caso in cui la multa è già stata pagata ed è possibile poi che si debba sborsare fino al doppio se il ricorso viene respinto. Se invece siete in “lite” con il Fisco, dovete sapere che dal 1° aprile dovete cercare di risolvere la controversia con una mediazione prima di fare ricorso alle Commissioni tributarie. La mediazione tributaria obbligatoria riguarda le liti fino a 20 mila euro.

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