Posted on 06 agosto 2011 by admin
Con le Borse che registrano risultati altalenanti e la crisi economica che sembra ancora forte nell’ambito dei Paesi dell’Eurozona, la politica europea deve fare i conti anche con un altro problema, con il credit default swap.
Il credit è un contratto in base al quale un soggetto, A, paga periodicamente una somma a B e B in cambio, si impegna a rifondere ad A il valore di un titolo C nel caso in cui il debitore C va in bancarotta.
In sostanza A ha comprato l’obbligazione emessa da C e vuole essere sicuro che alla scadenza, C rimborsi il capitale, è un contratto quindi che è una forma di polizza assicurativa per A; poste queste premesse, in questi giorni si sta ponendo il problema che questo tipo di accordi manca ancora di trasparenza e chiarezza ed inoltre sono in agguato le speculazioni.
L’Europa sta in particolar modo cercando di far luce nel settore dei credit sul debito sovrano, sono in corso delle speculazioni sulle assicurazioni contro il default di alcuni Paesi in crisi come la Grecia che minano la stabilità economica e finanziaria dell’Europa.
Inutile dire che il Parlamento Europeo ha espresso posizioni molto dure contro queste forme di speculazioni, ma la situazione è ancora confusa, manca una normativa rigida a livello europeo che sappia far fronte a queste distorsioni del mercato.
Il punto centrale è quindi, che il credit, da contratto che costituisce una sorta di polizza assicurativa per il soggetto che decide di acquistare un’obbligazione, rischia di divenire una forma di scommessa, una mera speculazione in base alla quale il soggetto A gode dei benefici dalla bancarotta di C.
La domanda è sempre la stessa: a fronte di questa situazione e a fronte della crisi economica che imperversa soprattutto in Grecia chi è il creditore e chi è il debitore? Questa è la domanda essenziale e grottesca che fotografa lo stato attuale.
Posted on 29 luglio 2011 by admin
Etica e finanza, due concetti fondamentali, due colonne portanti del nostro vivere civile e nel contempo due valori così difficili da conciliare; la finanza ha delle proprie regole, è un meccanismo che ha come fine ultimo il profitto e sempre più spesso, abbiamo assistito negli ultimi anni, ad una sorta di disinteresse del legislatore verso questa questione, nel senso che molto spesso la politica ha lasciato il mercato alla cosiddetta autoregolamentazione con degli effetti catastrofici.
E in questa sorta di giungla, la politica si è ritagliata il ruolo di arginare le falle del sistema, di tamponare i terremoti, ma ormai non sembra avere più la capacità di direzione, è il mercato che si regolamenta da sé.
In questo contesto, l’etica diventa un concetto sempre più estraneo alla finanza anche se c’è chi cerca di far conciliare questi due concetti.
Ma come possono convivere finanza e etica?
Semplice, ponendo l’essere umano al centro di tutto, tutto è funzionale alle esigenze della persona ed in nome di questa priorità tutto si piega e si adegua; in Italia così come in tutto il resto del mondo, si assiste da anni al crescere della finanza etica, di associazioni, banche e quant’altro che pur occupandosi di finanza non dimenticano il ruolo primario dell’uomo.
In questi giorni a Milano, si è tenuto un convegno sul tema al quale hanno partecipato molte organizzazioni no profit, compreso il Gruppo popolare Etica; nel mondo esiste una rete di operatori che va sotto il nome di Iccr, un grande contenitore ed un grande progetto che racchiude più di 300 investitori ispirati dai principi della finanza etica.
Per chi fosse interessato a reperire maggiori informazioni, la Banca Etica ha un sito dove è possibile adeguatamente capire i meccanismi di questo modo di fare banca ed avere un’altra prospettiva sul tema.
Un grande plauso va a tutti gli organismi che coraggiosamente ogni giorno cercando i far conciliare questi due concetti, l’unico rischio è che la finanza etica diventi una sorta di mercato di nicchia, mentre è importante lavorare nel senso di far integrare i principi etici nella finanza, in tutta la finanza.
Posted on 30 giugno 2011 by Katia
Di recente il mercato dei cambi ha mostrato una volatilità sorprendente, anche per gli alti standard degli ultimi anni. All’inizio di maggio si è interrotta per la prima volta da molti mesi, la catena-che sembrava inarrestabile-dei ribassi del dollaro statunitense. Probabilmente il fenomeno è stato dovuto ad una normale correzione di mercato, ma ciò non toglie che certe paure sulle prospettive dell’auto, con voci sempre più insistenti di una ristrutturazione del debito greco, siano tornate a farsi sentire, con una susseguente notevole e rapida perdita di valore. Contemporaneamente, invece, le valute dei Paesi asiatici hanno tenuto i livelli contro il dollaro, dopo un 2011 all’insegna della crescita. Il risultato è stato quindi ovviamente un forte apprezzamento nei confronti dell’auro. Quest’ultimo potrebbe emergere come uno dei temi dominanti del 2011.
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