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Quando il deposito bancario è a rischio?

Posted on 24 dicembre 2011 by Katia

deposito bancarioSe il deposito bancario “dorme” da troppo tempo, allora è a rischio. Solitamente capita ai pensionati, ma non solo, che possiedono dei libretti di deposito bancari e postali, versati addirittura ai tempi dei loro nonni e genitori il giorno della nascita. Si tratta di depositi minimi, parliamo di circa mille lire l’uno, tenuti come ricordo dei propri cari. Passa il tempo e diventando anziani, appunto, e magari anche bisognosi, ci si interroga sul fatto se questi libretti sono stati rivalutati e se è possibile recuperare il nuovo valore. C’è però un problema sulla prescrizione dei depositi a risparmio. Per prescrizione si intende, in questo caso, l’estinzione del diritto a vedersi restituire le somme depositate a causa del trascorrere del tempo. Esistono due diversi orientamenti. Quello della Cassazione, a riguardo, è che la prescrizione inizierebbe a decorrere dal giorno della costituzione del rapporto, cioè da quello dell’ultima operazione compiuta. Trascorsi dieci anni dall’ultima movimentazione, pertanto, il risparmiatore perderebbe il diritto a vedersi restituire quanto versato. Bisogna comunque sottolineare come alcune pronunce di giudici di merito si siano però dissociate da tale impostazione aderendo alla tesi opposta secondo cui la prescrizione decennale può cominciare soltanto a decorrere soltanto da quando si verifica un fatto che dimostra che la banca non intende più adempiere al proprio obbligo di custodia.

Con tale adempimento, in base al regolamento dei “depositi dormienti”, l’istituto bancario dovrebbe inviare i depositanti a dare disposizione entro 180 giorni dal ricevimento della raccomandata che sono tenuti ad inviare. Il primo passo da compiere in questo caso, consiste nel recarsi presso l’istituto bancario o postale dove tali libretti erano stati accesi, e comunque verificare se il libretto di deposito sia stato inserito all’interno dell’elenco dei depositi dormienti istituito presso il ministero dell’ Economia. Se cos’ fosse la somma potrà essere richiesta direttamente al ministero purchè il periodo prescrizionale sopra indicato non sia ancora trascorso.

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Gennaio 2012: Grecia anno zero

Posted on 19 dicembre 2011 by Katia

Il ministro delle Finanze annuncia in tv il default. I risparmiatori assediano le banche, i negozi si svuotano, gli operai scioperano. Categoria per categoria, che cosa succedesse se un’economia fa crac. Evangelos Venizelos, ministro delle Finanze, attende la fine dei festeggiamenti natalizi prima di dare la ferale notizia. Poi, un giorno del gennaio 2012, al telegiornale del mattino, annuncia che la Grecia non è in grado di far fronte ai propri debiti. I titoli di stato a breve e lungo termine vengono svalutati del 50 per cento, chi ha prestato denaro alla repubblica ellenica, in patria o nel mondo intero, vedrà dimezzarsi l’investimento. Resta in circolazione l’euro, in capire se si dovrà tornare alla dracma. Prezzi e tariffe, salari e pensioni sono congelati per decreto.

Come si fa a vivere se lo stato fallisce?

Dal punto di vista dei risparmiatori, una folla angosciata e furente si raccogli davanti alle banche fin dall’alba, prima che il corpulento ministro appaia sui teleschermi, perchè le voci circolano, il passaparola funziona ancora meglio di internet. In Argentina nel 2001, è successo lo stesso e ci sono voluti sette anni di vacche magre prima di riemergere. Per quanto riguarda i commercianti, le massaie corrono a fare scorta, ma trovano gli scaffali vuoti. La merce in arrivo dalla Francia rincoara del 50 per cento perchè, inutile girarci intorno, la svalutazione del debito fa da riferimento per tutto il resto. La Grecia importa il doppio di quel che esporta, acquista tutto dall’estero. Decreto o non decreto, questo è il mercato. L’inflazione colpisce i risparmi, ma riduce i debiti, dunque per il governo è un beneficio da maneggiare con cura. Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, statali e comunali, il grosso della forza lavoro, non c’è solo il blocco degli stipendi. I licenziamenti, cominciati già nella primavera 2011, adesso diventano una valanga. Ma resta la moneta la questione piu’ complessa. Atene torna alla dracma? E che valore avrà?

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La crisi, le banche, i risparmiatori

Posted on 28 agosto 2011 by Katia

La crisi, le banche, i risparmiatoriSi pensa che l’attuale crisi economica non abbia e non conosca precedenti, in effetti si trascina da anni e quello che cambia sono solo le nostre speranze le quali diventano sempre piu’ deboli.Tra le diverse cause la lui evidenziate e discusse è stata la crescita economica dei primi anni ’90 sostenuta e basata sull’indebitamento eccessivo sia dei cittadini che degli Stati, ha alimentato speculazioni di vario tipo che vanno da quelle immobiliari fino a quelle puramente finanziarie. A tale proposito le banche sembrano avere colpito anzi, “iniziato”, questa crisi e sempre da esse, per alcune dipende o puo’ dipendere la vera ripresa, anche se molto demerito è stato dato alla politica. I fatti dell’economia sono argomento che suscita oggi un’attenzione del grande pubblico assai maggiore rispetto all’ordinario, attesa la, a dir poco, difficile congiuntura internazionale. Avuto riguardo a quest’ultima,  non vi è dubbio che un  dato ad essa centrale  è lo stato del sistema creditizio, le cui gravi carenze sono state uno dei detonatori della crisi che dagli Stati Uniti si è propalata nel mondo “globalizzato”. In molti infatti sostengono che la colpa sia tutta o quasi della globalizzazione, una specie di “matassa” confusa, che invece di srotolarsi ha creato ed ingarbugliato ogni cosa, compresi i processi industriali e quindi i posti di lavoro.

“Sembra che in Italia non si respiri piu’”.  Per quanto riguarda i risparmiatori, che sono considerati “l’anello debole” della catena, c’è chi sostiene che in Italia il debito pubblico negli ultimi venti anni si è mosso comunque nella fascia tra il 100 e il 120% e non presenta un andamento altrettanto preoccupante di quello greco e questo dovrebbe tranquillizzare i piccoli risparmiatori. In verità sono anni che si parla di ripresa ma se resta la paura, è difficile trovare il coraggio di ritornare ad investire ed il coraggio non è qualcosa che si puo’ ripristinare soprattutto quando, in alcuni casi, si è perso molto o addirittura tutto.

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