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Cos’è la consulenza finanziaria indipendente?

Posted on 02 settembre 2011 by Katia

Una consulenza finanziaria indipendente è una consulenza senza secondi fini, ovvero senza conflitto di interessi o speculativa. Si tratta infatti di una persona che guadagna esclusivamente in base alla parcella del cliente. I consigli che vengono espressi dal consulente finanziario indipendente si basano sulle vostre valutazioni e sulle vostre richieste in base alla vostra banca di fiducia o alla finanziaria che voi avete scelto o con cui avete in atto un contratto. Infatti non vi verrà proposto nulla, nessuna banca, nessun ente di credito, assicurazione o finanziaria. Non vende nessun tipo di prodotto, non ha alcun interesse economico ad indirizzarvi o consigliarvi enti di credito, semplicemente collabora al vostro interesse. Il suo compito principale è quello di consigliarvi e fornirvi informazioni utili sul vostro patrimonio.

La professione del consulente finanziario indipendente è regolamentata in  con il decreto Eurosim del 1996 che, unitamente al successivo Testo Unico della Finanza (1998). E’ un’attività libera e, per ora, è disciplinata esclusivamente dalle norme che regolano il contratto d’opera (art. 2222 del Codice Civile) e nella categoria dei prestatori d’opera intellettuale (art. 2229 e seguenti).

Il Consulente Finanziario Indipendente non ha accesso, né diretto né indiretto, al patrimonio del cliente che rimane depositato presso il suo intermediario tradizionale.Non percepisce alcun tipo di remunerazione da intermediari, banche, assicurazioni e soprattutto non vende prodotti finanziari. Protegge gli interessi non solo di privati ma anche di aziende nella gestione dei rischi finanziari. Puo’ inoltre predisporre di perizie tecniche, per valutare nel miglior modo possibile, funzionale, e basato sulla massima trasparenza, della valutazione di strumenti finanziari e prodotti simili e derivati. Effettua valutazioni il piu’ possibile oggettive di prodotti di risparmio gestito (polizze, gpf, fondi comuni, fondi di fondi hedge), obbligazioni strutturate e non, portafogli azionari. Soprattutto crea portafogli al cliente adatti al mercato e poco costosi, monitorati nel tempo anche grazie a colloqui che si possono considerare dei veri e propri appuntamenti anche di crescita redditizia.

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Italiani di Tunisia

Posted on 29 giugno 2011 by Katia

Italiani di Tunisia

Sono circa 700 le imprese italiane in Tunisia, due terzi delle quali nel campo del tessile-abbigliamento. Con un interscambio di 5 miliardi di euro, l’Italia è il secondo partner commerciale del Paese, dopo la Francia. Le nostre aziende infatti pare si siano comportate in maniera responsabile durante i giorni della “rivoluzione”. Di questo parere è l’ambasciatore italiano in Tunisia, Petro Benassi il quale dichiara inoltre di non aver visto chiusure definitive, per quanto riguarda gli impianti, anche se si è assistito ad atti vandalici contro i macchinari di produzione.

Sembra infatti che gli imprenditori italiani abbiamo dimostrato di conoscere molto bene il tessuto economico tunisino, in merito poi alla nostra ambasciata, nei giorni più caldi delle rivolte, è rimasta aperta 24 ore su 24 spedendo oltre 78mila sms ai connazionali presenti sul territorio.

Lorenzo Ascanio è docente di diritto e civiltà islamica e avvocato dello Studio Zunarelli, presente in Nord Africa e Medio Oriente per offrire consulenza in diritto societario e contrattualistica alle aziende italiane che operano nell’area. Di recente ha appunto affermato che “gli interventi tunisini non hanno eliminato gli importanti dati normativi che fanno dello Stato un’area ancora attraente per gli investimenti. Dal 1967 è in vigore una Convenzione bilaterale Italia-Tunisia in materia di assistenza giudiziaria, civile e commerciale e dal 1979 vive un accordo tra i due Stati per evitare le doppie imposizioni in tema di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali. Dal 1° gennaio 2008 la Tunisia è entrata nella zona di libero scambio dei prodotti industriali con l’ Ue. I settori italiani piu’ coinvolti nell’economia locale sono quelli legati a materie prime, semilavorati e attrezzature. Per chi vuole avviare un’attività nel Paese, valgono le stesse accortezze degli altri mercati esteri e del Nord Africa: controllo, visura ed informazione finanziaria sul grado di affidabilità e solvibilità dell’eventuale partner, accortezza sugli aspetti contrattuali e garanzia del credito, con una copertura assicurativa, pubblica o privata”.

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Riscossione: salvi dai pignoramenti beni strumentali e prime case

Posted on 07 giugno 2011 by Katia

salvi dai pignoramenti beni strumentali e prime case

“Lavori in corso” sulla riscossione; le imprese chiedono meno fermi amministrativi sui beni strumentali, quelli cioè funzionali alla produzione: macchinari,attrezzature, pc. Se infatti la stretta da parte dell’agente della riscossione si è concentrata su questi elementi, l’azienda incontra non poche difficoltà a rimettersi in carreggiata, e quindi a sanare quel debito con il Fisco che ha determinato la situazione. Tra le soluzioni che stanno prendendo in considerazione i tecnici del ministero dell’ Economia ci sarebbe l’dozione di interventi esecutivi piu’ graduali e, soprattutto, di soluzioni che tutelino la prima casa (per le persone fisiche) ed i fattori di produzione (per le società).

Il mondo delle imprese sollecita anche le modifiche alle modalità di determinazione degli aggi della riscossione e della rateizzazioni. Per queste ultime, la proposta è quella di termini più flessibili, piu’ in linea con le esigenze e la condizione di mercato in cui versa la singola impresa. L’esigenza di apportare alcune correzioni al meccanismo della riscossione è emersa dopo le proteste che nei giorni scorsi hanno messo nel mirino Equitalia e dopo l’apertura del ministro dell’ Economia, Giulio Tremonti, al convegno celebrativo del decennale delle Agenzie Fiscali, il quale ha messo in evidenza la necessità di un “sistema fiscale piu’ vicino alla condizione reale dei cittadini”. Per ora il Dl 70/2011 prevede delle semplificazioni fiscali, allo scopo di ridurre gli adempimenti che gravano su imprese e cittadini: dai controlli amministrativi in forma d’accesso unificati, al massimo con cadenza semestrale e non oltre i 15 giorni, in tutti i casi in cui la verifica è svolta presso la sede di imprese in contabilità semplificata e presso lavoratori autonomi. Il provvedimento prevede anche un accertamento esecutivo piu’ “soft” in caso di richiesta di sospensione, che sarà accertata non prima dalla pronuncia del giudice sulla richiesta della sospensiva, e comunque decorsi i 120 giorni dalla data di notifica. Speriamo altrimenti, come nell’immagine, “venderemo e affitteremo alberi”.

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