Archive | febbraio, 2012

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L’America apre le porte alle start-up italiane

Posted on 22 febbraio 2012 by Katia

start-up italianeLunedì 14 novembre, 12 giovani imprenditori hanno presentato a New York le loro aziende innovate. L’obiettivo era quello di raccogliere fondi dai finanziatori Usa. E’ andata che in Italia, da quanto riportato, mancherebbero sbocchi per le nuove leve. “I cervelli ci sono. Hanno idee. Ma fanno fatica ad emergere”. Quindi ben vengano iniziative come quelle della Whi Italy Matters Corp, la società di diritto Usa fondata dall’ex golden boy della consulenza Fernando Napolitano per promuovere oltreoceano il meglio dell’industria intaliana dell’high tech. In sala c’erano start-up davvero innovative, diversissime tra di loro, e per un giorno hanno abbandonato chip e formule matematiche per misurarsi con il mercato. E che mercato. Si tratta di una fase davvero sorprendente, soprattutto di questi tempi, ora che piangere miseria è diventato lo sport più praticato.Quello che emerge è che ci sono decine di fondi con in pancia miliardi di dollari pronti ad essere investiti, non regalati. E i nostri imprenditori lo sanno bene. Il loro favore è contagioso.

Una presentazione di tutto rispetto snocciolata in 5 minuti. Anche Fulvio Conti (Enel) e Ossama Bessada (Wind) fra i protagonisti di quella giornata, e animatori di una tavola rotonda dai toni vivaci. A cominciare poi proprio da Passera, che ai tempi della Banca Intesa divenne sponsor dell’iniziativa e partner prezioso di uno dei progetti Start-Up Iniziative e i fondi Atlante Ventures. Ma il vero “profumo” è stato sentito anche nel direttivo della Fulbright Best, il programma italiano di borse di studio per i giovani talenti di cui Napolitano ne è presidente. E chiude con un invito: ” Questa piattaforma è a disposizione del governo e potrebbe essere assai utile perchè costituisce un ponte reale tra Italia e Stati Uniti”. A questo punto non resta che sperare per il meglio ed incoraggiare il futuro delle start-up e dei giovani talenti muniti di forza e coraggio e non solo di idee!

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Nuovo regime dei minimi 2012

Posted on 21 febbraio 2012 by admin

Il nuovo regime dei minimi prevede l’assemblamento dei 2 regimi precedentemente in vigore per quanto riguarda l’apertura di nuove Partite Iva. L’imponibile generato da un qualsiasi tipo di attività commerciale dovrà sottostare ad una tassazione IRPEF pari al 5% in cui è inclusa anche l’IRAP. Chi volesse aderire al nuovo regime dei minimi del 2012 deve accertarsi di possedere una serie di prerequisiti; nello specifico bisognerà che l’attività in questione abbia al massimo 5 anni di vita. Inoltre tale regime può essere applicato soltanto al decorrere del 35° anno d’età del titolare. I negozianti o gli imprenditori più giovani tuttavia godono dell’estensione dell’applicabilità di tale regime per un periodo superiore ai 5 anni e comunque fino al raggiungimento del suddetto limite anagrafico. Chi avesse in passato beneficiato di regimi agevolati può valutare se passare o meno al regime agevolato dei minimi. Altra condizione richiesta è l’apertura di Partita Iva a decorrere dal 2008 per la stessa attività. Bisogna aggiungere poi che è necessario avere residenza fiscale italiana, aver fatturato cifre uguali o superiori ai 30 mila euro, non avere avallato cessione di beni mobili o immobili destinati all’azienda. Il richiedente inoltre non avrà acquistato beni strumentali di valore pari o maggiore ai 15 mila euro nei 3 anni antecedenti l’ottenimento della partita iva. La stessa persona poi non sarà stato socio di imprese SAS. Nei regimi minimi del 2012 non rientrano le attività soggette ai regimi speciali dell’iva. L’attività in questione inoltre deve essere una prosecuzione di precedenti attività commerciali. A tal proposito potrebbe tornare utile consultare i codici ATECOFIN. Il nuovo regime offre vantaggi quali la ridotta tassazione e la possibilità di non dover aggiornare di continuo le scritture contabili. Data la continua mutevolezza e cavillosità di tali disposizioni è comunque consigliabile prima di procedere ricercare ulteriori e più precise conferme presso legali, notai, commercialisti, patronati e consulenti del lavoro.

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Perchè lo spread provoca licenziamenti a catena?

Posted on 20 febbraio 2012 by Katia

spreadAlmeno 40mila posti in meno per colpa dei Btp alle stelle. E’ tornata infatti l’onda di scioperi nelle banche. La crisi che non passa, e che anzi, si aggrava, sta provocando in tutto il mondo centinaia di migliaia di licenziamenti in quello che si è rivelato l’anello debole del sistema economica e che già ridotto, in tutto il mondo, la propria forza lavoro di 230 mila unità dall’inizio della grande crisi fino al 2010. Ora si ricomincia. Entro il 2013-2014, solo in Europa i tagli al personale bancario saranno altri 40 mila e diverse migliaia riguarderanno anche l’Italia. L’ultimo istituto di credito in ordine di tempo che ha annunciato una riduzione drastica del personale è l’Unicredit guidato da Federico Ghizzoni. E si va a vedere da vicino il motivo che sta alla base della nuova ondata di licenziamenti, soprattutto in Italia, si scopre che buona parte della responsabilità è dello spread. L’aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi non fa aumentare solo il costo del debito italiano, ma impatta anche sull’operatività degli istituti di credito. I quali ottengono la liquidità necessaria sul mercato dei capitali pagandola allao stesso di un rendimento di un Btp più un’ulteriore percentuale. Con il rendimento dei titoli di stato che sfiora il 7 per cento, le banche sono costrette a strapagare i capitali necessari per operare. Un costo proibitivo che non tutti gli istituti possono pagare senza mettere a rischio i propri conti.

Costando così tanto il denaro sui mercati internazionali, alle banche conviene raccogliere il risparmio degli italiani attraverso gli sportelli. Ed è questo il motivo per il quale stanno moltiplicando le offerte di istituti di credito che offrono fino al 4,5 per cento di interesse sulle somme depositate in conto corrente: è sempre meno di quanto sarebbero costrette a pagare se quei soldi fossero reperiti nei tradizionali circuiti bancari.

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