Hanno patito la crisi dell’euro e dei Btp. In molti casi devono aumentare il capitale per rispettare criteri più stringenti sul patrimonio.
E intanto hanno subito il declassamento del rating. Ma ora gli istituti di credito italiani ripartono, con la manovra Monti che garantisce solvibilità delle loro obbligazioni. Ma come stanno le banche italiane? Affrontando la crisi di liquidità e dell’eurozona come navi in un mare in tempesta. Ma continuano a macinare utili, anche se in calo: pesano sui bilanci, il costo della raccolta e la valutazione dei titoli di stato in portafoglio.
A giudicare i dati delle maggiori otto banche quotate in borsa, lo stato di salute, secondo gli esperti, non sembra preoccupante. I crediti in sofferenza , cioè di incerta esigibilità, sono sotto la media nazionale. Mente l’indice di solidità patrimoniale, il Core tier 1, andrà aumentato per molti gruppi bancari, visto che è spesso al di sotto della soglia richiesta dai regolamenti di Basilea 3 . Ma da dove prenderanno questi nuovi fondi le banche? Probabilmente dagli aumenti di capitale, dagli utili non distribuiti agli azionisti o riducendo le esposizioni, ovvero i prestiti che le banche concedono. Da quanto emerge, più che i clienti delle banche ( i cui depositi sono tutelati dai fondi di garanzia fino a circa 100 mila euro), per ora a rischiare di più sono gli azionisti ed i dipendenti, per i quali i tagli non sono finiti. Non dimentichiamo inoltre che a causa delle svalutazioni, alcune banche non prevedono di dare il dividendo per il 2011 agli azionisti che a inizio 2012 dovranno sostenere un forte aumento di capitali e che tutte le risorse derivanti dall’aumento di capitale saranno investite in Italia perchè ancora il pensiero di alcune banche è che sia giusto credere che anche l’Italia crescerà come ma soprattutto piu’ di altri Paesi.




