Archive | dicembre, 2011

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Generazione Social

Posted on 30 dicembre 2011 by Katia

Generazione SocialOggi dalla generazione “mille euro” si passa alla generazione social, ovvero “generazione s”. La generazione “mille euro” esiste ancora, anche se nel frattempo, con la crisi, è diventata generazione 800 euro. A fianco di questa ne è però nata un’altra. La generazione S identifica chi non aspetta il lavoro ma lo crea, chi riesce a portare innovazione in un settore o a fondare un’impresa. Chi si dà da fare per innalzare il livello di un Paese, l’Italia, che vive una crisi più socio-culturale che economica. S sta per successo, anche se quello economico si vede nel medio e lungo periodo. Ma anche per slash perchè è una generazione duttile, flessibile, che ama cambiare e fare più cose insieme; sharing, perchè non ha paura di condividere le proprie idee, ma anzi lo ritiene un fattore di successo; social perchè usa i social network, lavora in gruppo e si sostiene a vicenda.

La “generazione S” è fatta di giovani che hanno dai 20 ai 35 anni, 40 al massimo. La giovinezza è fondamentale per interpretare al meglio la realtà attuale. I più giovani non sono cresciuti con la prospettiva obbligata di avere un lavoro fisso, sistemarsi, avere la casa di proprietà. I ragazzi di oggi non hanno paura di portare avanti un’idea e rischiare. Sentono di avere poco da perdere, perciò si buttano con grinta. Infatti non è vero che in “Italia sempre tutto va male”. Esistono anche storie di speranza, storie di ispirazione e motivazione a tutti quelli che hanno un’idea e cercano la spinta giusta per metterla in pratica. Certamente l’Italia è in crisi ma la ricetta è qualcos’altro di “andare o restare”. La tentazione certo è forte. I giovani oggi amano Berlino, la città delle possibilità e della opportunità, piena di vitalità e di voglia di fare, dove si può ottenere tutto, senza perdere se stessi.

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Quale rapporto per l’Executive Search?

Posted on 27 dicembre 2011 by Katia

Executive SearchUn rapporto di fiducia con il consulente è un asset inestimabile per entrambe le parti. La domanda che si fanno in molti è se, a fronte dell’esplosione dei social network, ci sarà ancora spazio per le società di executive searche e più in generale quale tipo di evoluzione questo settore sta vivendo e quali sono le prospettive. E’ in dubbio che la trasformazione tecnologica stia impattando in modo profondo su tutte le professioni legate ad un ruolo di intermediazione o incontro tra domanda e offerta di cui l’executive searche fa parte. In questo senso è doveroso aggiungere come, proprio grazie alla crescente diffusione dei social network, si stia affermando una cultura del networking, che porta ogni soggetto ad interagire sempre di più in modo diretto con una serie di interlocutori con i quali, sino a pochi anni fa, avrebbe dialogato solo attraverso la mediazione di altri. Spesso un’azienda decide di gestire autonomamente alcune fasi, chiedendo supporto solo in altre, ad esempio, la mappatura del mercato, oppure l’identificazione di candidature esterne, o la gestione di un numero ristretto di candidature. Una società di executive esprime valore nel senso che raccoglie e custodisce un patrimonio fondamentali di informazioni su di un candidato, che danno una lettura più strutturata del manager di quandto possa emergere da una singola intervista.

In secondo luogo per “accompagnare” le parti nel corso del progetto spesso articolato in diversi step e coinvolgente, nel caso delle multinazionali, diversi interlocutori. Dopo un incontro in cui azienda e candidato hanno espresso reciproco interesse a proseguire, inizia infatti un “viaggio” in cui tanti aspetti andranno affrontati prima di arrivare ad una conclusione positiva. Il tutto nella più assoluta riservatezza, onde scongiurare gli effetti che avrebbe una fuga di notizie sul mercato circa il possibile addio da parte del manager. Lungo tutto questo iter, la presenza di un advisor che sappia fluidificare la comunicazione e facilitare l’identificazione di soluzione per superare le distanze, risulta fondamentale.

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Web 2.0, il successo per tutti

Posted on 25 dicembre 2011 by Katia

web 2.0Il Web 2.0 ha permesso di democratizzare le forme espressive. E’ possibile creare un format a costo zero, lanciarlo e vedere come va. E’ possibile inoltre liberare la propria creatività tra noi ed il nostro prodotto perchè non ci sono altri “decisori”. Willwoosh è un caso eclatante di questa nuova modalità espressiva. Sfrutta la condivisione, una dinamica che la tv ed i mass media tradizionali non hanno. Per decretare il successo di un programma televisivo, infatti, occorre che un grande numero di persone abbia nello stesso momento il televisore accesso sullo stesso canale. Sul Web invece, il video è sempre attuale, resta nel tempo, moltiplica i suoi contatti, non ha bisogno di una platea simultanea. La normalità, la noia, la mediocrità, sono diventati nuovi modi di guardare. E anche nuove mentalità. Sono due linguaggi diversi e conviventi in quest’epoca. Il lessico “alto” del cinema ha i suoi luoghi specifici, come il multisala ipermoderno o la saletta d’essai per intenditori. Poi però, questa dimensione eccezionale diventa quotidiana, grazie al lessico graffiante del video girato con pochi mezzi, ottimo per i contenitori domestici.

Per ottenere successo sfruttando questa nuova estetica bisogna individuare i punti in cui i due mondi, quello alto e quello basso, si toccano. Succede in sue casi. Dall’alto verso il basso, quando le grandi  produzioni utilizzano il “brutto” come estetica particolare, esattamente come il bianco e nero, per sfizio. Dal basso verso l’alto invece l’eccezionalità dev’essere sempre riconosciuta, perciò un Willwoosh diventa tale se il suo numero di clic riconosce il suo talento e se qualcuno dall’esterno lo certifica dandogli la possibilità. Per tutti gli altri l’aspirazione può essere la microcelebrità. Sta infatti nascendo una classe media digitale che guadagna il giusto attraverso la propria rete di sostenitori. Ogni artista “non esplosivo” online, media con il proprio pubblico, si vede alle proprie conoscenze, e si misura per la propria personalissima community. Niente successo internazionale, ma uno stipendio sì, e attraverso la Rete.

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